ODD COUPLE, Yada Yada

Yada Yada è un concentrato di garage mescolato ad altri stili talvolta indefinibili, nel suo essere psych pur non avendone l’estetica e ricorrendo a synth che allontanano Odd Couple da qualsiasi riferimento rock. L’impatto iniziale fa pensare ad altri pazzi tedeschi quali Guru Guru o a una versione contemporanea di gruppi in apparenza non-sense tipo i danesi Shu-Bi-Dua. L’album è spassoso ma assolutamente incomprensibile da un punto di vista concettuale, anche perché in rete girano dei videoclip fuorvianti, come quello del brano che dà il titolo a questo album. È difficile capire se la formazione di Berlino si prenda sul serio oppure no, ma se ci si limita a considerarne la musica, vien da pensare che devono essere cresciuti in un ambiente molto stimolante, che li ha portati a sintetizzare all’interno di una manciata di brani un numero tale di elementi differenti da arrivare a concepire un episodio come “Katta”. Di melodia non se ne trova molta tra i solchi dei loro brani, ma anche l’impatto rock è ridotto ai minimi termini, in quanto a prevalere so o i cambi di atmosfera e l’incessante passaggio di testimone tra input elettronici e ossessivi pattern di batteria. Quando si lasciano andare a quelle che si potrebbero definire delle ballate (“Fangdannan”) paiono la versione contemporanea degli Hawkwind, in parte privati degli influssi space, ma pur sempre futuristici. La loro concezione della musica è giocosa e ciò si riflette nell’atmosfera plasmata dagli episodi inclusi in Yada Yada, il cui epilogo (“Westend”) fa venire in mente una formazione ai loro antipodi: i più profondi Pink Floyd.