OCCULTATION, Silence In The Ancestral House

Occultation

Silence In The Ancestral House è radicato nella psichedelia dei tardi anni Sessanta ed esteriormente affine al doom rock, ma ha in sé alcuni elementi che gli conferiscono un che di atavico. Vi è una sorta di ritualità nella maniera in cui riff melliflui dialogano con la voce in qualche modo narrativa di Viveca Butler e plasmano suggestive atmosfere noir. I brani si succedono con la stessa lentezza che avremmo leggendo un libro polveroso e generano un clima psicologico cupo eppure delicato. “The First Of The Last” è appunto scura, ma non cede alla morbosità ed è caratterizzata da un suono di chitarra limpido che impreziosisce anche la più elaborata “The Place Behind The Sky”, al cui interno sono riscontrabili echi dei Mercyful Fate. Parte dei meriti di Silence In The Ancestral House è da ascriversi al lavoro svolto in fase di produzione da Kurt Ballou (Converge, Beastmilk), il quale ha fatto sì che l’album fluisse in modo naturale, dimostrando quanto la formazione statunitense – già autrice di Three and Seven (2012) – sia riuscita a trovare una dimensione ideale entro la quale esprimersi.