NUPRAPTOR, The Heresiarch

Con Nupraptor, Matt St. Ours dei White Hornet abbraccia soluzioni doom di matrice prevalentemente europea. The Heresiarch appare subito ricco di sfumature che riportano alla mente tanto il suono in apparenza sgraziato delle formazioni americane, quanto le atmosfere evocative di quelle scandinave, e a prevalere vi è un approccio introspettivo. Ogni episodio incluso rivela caratteristiche proprie, ma, considerando l’album nella sua interezza, si possono notare alcuni tratti comuni, quali la presenza di assoli di chitarra di estrazione heavy metal e incursioni in territori che gli conferiscono un retrogusto vagamente progressivo. Seppure vi siano alcuni frangenti in cui le ritmiche divengono sostenute (“Burning The Believers”), appaiono perfettamente inseriti all’interno del contesto e contribuiscono a mettere in risalto l’afflato evocativo di cui è permeata “Wasting Away”, il cui incipit conduce inaspettatamente a una emozionante coda riflessiva memore dei Revelation. La produzione è sospesa tra la necessità di mettere in evidenza la profondità delle linee vocali con il suono tendenzialmente limpido della chitarra e l’assenza di un batterista. Nonostante questo, ne risulta un album coeso, ispirato e inaspettatamente caldo. Il fatto che dietro di esso vi sia un solo musicista non fa che amplificarne il valore affettivo ed emotivo, quale reale valvola di sfogo delle sue più sincere emozioni. Let there be doom!