Nanook: il canto della Groenlandia

Nuuk

A volte capita di scoprire band che, pur non rientrando pienamente nell’ambito di competenza di un redattore, lo colpiscono al punto da volerne sapere di più. È così che non molti anni fa sono venuto a conoscenza di alcune formazioni groenlandesi e ho iniziato a cercare loro materiale. Tra queste i Nanook, che provengono dalla capitale Nuuk e hanno all’attivo cinque album sospesi tra rock e inflessioni “post” che potrebbero interessare alcuni nostri lettori (qui la recensione dell’ultimo). Le loro canzoni sono tendenzialmente dolci ed eteree (ma non mancano incursioni in territori rock), soprattutto sono caratterizzate da testi dalla forte impronta ambientalista che inducono a riflettere. Non solo di musica ho quindi avuto il piacere di parlare con Christian Elsner…

Quest’intervista è il frutto di mesi di lavoro e se alla fine sono riuscito a concluderla, un ringraziamento va anche all’amico Jesper Graugaard, che mi ha permesso di entrare in contatto con Christian Elsner. Jesper ha una sua etichetta discografica indipendente  e un suo blog, che vi invito a seguire per scoprire nuovi artisti meritevoli di interesse. Tratta in particolare elettronica, indie e jazz. Potete ascoltare qualcosa qui.

Potreste raccontare qualcosa ai nostri lettori sui vostri primi anni nella band?

Christian Elsner (chitarra, voce): I primi anni sono stati piuttosto febbrili in quanto eravamo molto ricercati quassù dopo la pubblicazione del nostro debutto, tanto che la cosa stava diventando un vero e proprio flagello, dunque eravamo spesso in tour. Iniziare in questo modo è stato allo stesso tempo nuovo e divertente. Ci consideriamo una band molto fortunata, perché tutte le nostre uscite sono state accolte ottimamente dagli ascoltatori. Ne siamo grati e non lo diamo per scontato.

C’è qualcosa di speciale che vorreste raccontare a chi ancora non vi conosce?

Abbiamo sempre avuto questo approccio secondo cui debba essere la musica a parlare per se stessa, che è uno dei motivi per cui non c’è mai una nostra immagine nei nostri album. Non ci pubblicizziamo più di altri gruppi qui in Groenlandia e, anche se abbiamo realizzato dei video scritti da noi e prodotti in maniera amatoriale, alla fine è la musica stessa che deve raggiungere gli ascoltatori. Per quanto riguarda i testi, trattiamo temi molto personali, ma talvolta ricorriamo a metafore dal significato indefinibile, così che le persone stesse possano dare forma alle proprie interpretazioni delle canzoni. Le melodie e lo stato d’animo sono importanti per noi in ogni singola canzone che scriviamo e quando realizziamo che la sensazione trasmessa da una certa canzone ha raggiunto il suo massimo, il nostro scopo è raggiunto. E quando lo è per noi, speriamo che lo sia anche per gli altri. In generale, nella vita di tutti i giorni siamo ragazzi con i piedi per terra e ci divertiamo, ma quando si tratta della musica che scriviamo, ci addentriamo nel nostro lato serioso e lasciamo che a condurci siano le nostre sensazioni più profonde.

La vostra musica è ricca di melodia e malinconia, ma forse ci sento qualcosa di diverso da voi. Che cosa desiderate comunicare attraverso le vostre canzoni?

Penso dica qualcosa sulle nostre personalità e che delinei una sorta di rimbalzo di emozioni esistente tra me e mio fratello, in cui io con la mia maggiore pesantezza e malinconia creo atmosfere profonde, mentre lui melodie più ariose. Puntiamo sempre sulle melodie e questa è proprio la nostra caratteristica, costruire armonie nelle canzoni. Trasmettiamo davvero solo i nostri pensieri raccontando delle nostre esperienze, ricorrendo a un linguaggio musicale che renda facile  all’ascoltatore comprenderle.

Che cosa vi ispira a scrivere canzoni?

Tutta la nostra educazione, infanzia e crescita per diventare uomini in Groenlandia. La natura, i contrasti e gli input giornalieri che si ricevono viaggiando o vivendo qui tutti i giorni. È allo stesso tempo una terra magnifica e un luogo pieno di insidie che toccano nel profondo più che in molti altri luoghi, proprio perché siamo una società molto piccola. Così quando accadono delle tragedie, ci colpiscono ampiamente, ma allo stesso tempo gli episodi positivi sono più evidenti perché si condividono insieme i successi e i festeggiamenti. Per esempio, quando a luglio abbiamo suonato a Roskilde, c’erano un sacco di persone che avevano a che are con la Groenlandia che sventolavano la nostra bandiera, è stata una celebrazione collettiva. Una sensazione meravigliosa.

Amo i testi delle vostre canzoni in quanto sono pieni di riferimenti alla natura circostante. Sono abbastanza fortunato da stare vicino alle montagne, ma molte persone che abitano in paesi europei vivono in grandi città cementificate e inquinate. Potreste descrivere il vostro ambiente con parole vostre?

A prescindere da in quale città o villaggio si abiti quassù, si è circondati dalla natura. Si è vicini al mare ed è proprio qualcosa di cui sento la mancanza appena mi allontano da casa. Nuuk, dove io stesso abito, offre tutto ciò che una grande città dovrebbe avere, come bus che la attraversano, una piscina pubblica, un cinema… ma allo stesso tempo si ha ancora la possibilità di sottrarsi a questa frenesia, nella natura. È stupendo, soprattutto quando si è cresciuti in una piccola cittadina che consta di soli 1400 abitanti. Nuuk è circondata dal mare e dalle colline ed è in crescita costante. Il fascino che si trova fuori di qui, nelle città più piccole dove non ci sono ancora case alte, un po’ mi manca a Nuuk, ma è allo stesso tempo il corso naturale delle cose il fatto che sempre più persone vengano qui come nelle capitali di altri Paesi, dove c’è vitalità.

Che ruolo ricopre la natura nelle vostre vite?

Tutto. Non vorrei mai abitare in una città senza la natura intorno. Amo viaggiare e sperimentare tanto la natura quanto la storia spettacolare delle grandi città con i loro edifici, ma non potrei fare a meno in modo permanente della natura nella mia quotidianità.  Solo il fatto che si abbia la possibilità di uscire è sufficiente a rassicurarmi e credo sia una sensazione comune a tutti noi groenlandesi. È anche uno dei motivi per cui mio fratello Frederik è tornato in Groenlandia. Provava nostalgia della natura che ci circonda.

Ci sono alcuni testi che apprezzo più di altri. Non vi chiedo di commentarli tutti, ma se volete, potete commentarne tre che ho scelto. Mi interessa soprattutto scoprire se hanno una storia nascosta che sia in qualche modo legata alla vostra cultura:

“Nunarput Kusanaq”: questa canzone parla della paura per il futuro del nostro Paese, ma dice che non dobbiamo averne, perché abbiamo con noi l’energia dei nostri avi. Devono guidarci e lo fanno danzando nell’aurora boreale. La canzone parla tanto della forza quanto dell’identità, narrate attraverso un antico mito groenlandese.

“Sassuma Arnaa”: questa canzone è un manifesto che vuole indurre a mantenere pura la Groenlandia. Anche qui abbiamo fatto ricorso a un antico mito groenlandese, “La Madre del Mare”. Perché? Soltanto in quanto ci è venuto naturale quando la canzone è stata scritta.

“Aarnuaq” questa canzone invita a trasmettere le proprie qualità al prossimo, in modo che si condividano le cose migliori e che la comunità cresca. Aarnuaq significa amuleto e in questo caso è usato come buona fortuna per vincere una gara di slitte trainate da cani. È una metafora utile a rappresentare il superamento di una sfida aiutandosi gli uni con gli altri. Anche i cani collaborano nel raggiungere lo scopo più velocemente e più facilmente.

Su YouTube ci sono alcuni video fantastici di alcune delle vostre canzoni. Potreste raccontare qualcosa della loro realizzazione e dei significati che hanno?

Durante l’ultimo paio di anni abbiamo migliorato gli aspetti visuali dei nostri video, mentre prima (soprattutto per questioni di budget) non erano così grandiosi come gli ultimi. Oggi ci serviamo della natura nei video delle canzoni perché ha importanza mostrare ciò che ha ispirato molto del nostro materiale, ed è chiaro quanto la natura della Groenlandia significhi per noi. I racconti vengono fuori in una maniera totalmente nuova e pensiamo di esserci riusciti bene sia in occasione di “Nanook”, che di “Aarnuaq” e “Ataasiusutut Misigissuseq”. È stata una sfida filmare quei luoghi, ma allo stesso tempo importante per noi mostrare la Groenlandia all’esterno. Tutti i video hanno richiesto sforzi logistici non indifferenti, e per realizzarli abbiamo utilizzato sia i nostri risparmi, sia fondi raccolti con il sostegno di alcune città vicine. Abbiamo ottenuto oltre un milione e mezzo di visite per i nostri dieci video e lo interpretiamo come un successo. È inoltre stupendo leggere i commenti di persone di tutto il mondo e ultimamente abbiamo aggiunto i sottotitoli in maniera tale che tutti possano comprendere e seguire i testi delle canzoni.

I vostri sono solo video musicali, oppure attraverso essi raccontate delle piccole storie, come se fossero brevi film?

I video menzionati poco sopra hanno una storia e in riferimento alle diverse canzoni abbiamo cercato di portare avanti un discorso artistico evitando di modificare l’interpretazione che le diverse persone hanno delle canzoni. Ci auguriamo che l’aspetto spirituale delle nostre canzoni sia espresso e che la cultura groenlandese sia rappresentata in una maniera positiva. Un messaggio importante dei nostri video è quello ecologista del trattare con cura il nostro ambiente naturale.

Avete registrato Pissaaneqaqisut in Danimarca e Ataasiusutut Misigissuseq in Islanda. Quali differenze avete riscontrato?

Emotivamente c’è stata un’enorme differenza, perché abbiamo registrato i primi tre album in uno studio con una strumentazione con cui abbiamo avuto a che fare per vent’anni, dunque eravamo sicuri di sapere come e cosa ne sarebbe venuto fuori. Conoscevamo ogni segreto dello studio ed era lo stesso da cui sono usciti più di 200 dischi groenlandesi. Perciò, buttarsi in qualcosa di totalmente nuovo significava molto per lo sviluppo del suono della band, semplicemente per provare qualcosa che pensavamo potesse essere salutare per la band stessa. È stato un sogno utilizzare la tecnologia di registrazione dei Sigur Rós a Reykjavik (Sundlaugin) e avere il produttore dei Kaleo negli Aeronaut Studio. Per molti anni abbiamo apprezzato il suono tipicamente islandese di queste due band ed è stato grandioso essere lì. Nonostante il metodo di lavoro sia stato lo stesso cui eravamo abituati, abbiamo avuto la possibilità di utilizzare vecchie tastiere analogiche ed effetti che desideravamo davvero avere sul nuovo album. Credo inoltre che lavorare con Mik S. Christensen sui primi tre album ci abbia aiutati a maturare e che le sue tecniche e metodi abbiano influito sul come è venuto fuori Pissaaneqaqisut. Conoscendo l’ultimo album dei Kaleo, avevamo molta fiducia del produttore islandese Arnar Guðjónsson.

Non conosco molta musica groenlandese, ma adoro voi, Inuk e Sume. Potete dirci brevemente qualcosa sulla storia della musica groenlandese e consigliarci qualche cantante da ascoltare?

È un discorso ampio, ma dato che la musica è una questione di gusti, posso fornirvi la mia prospettiva. La più grande rock band nella storia della musica groenlandese sono senza dubbio i Sume. Dopo di loro ci sono state altre band leggendarie come Inneruulat, Zikaza, Anguigaq, Qarsoq e uno dei miei preferiti: Ole Kristiansen. Fatta eccezione per Sume, sono ancora tutti attivi e hanno ispirato molti musicisti, inclusi noi stessi. Sino al nuovo millennio ci sono state le band rock degli anni Settanta e Ottanta, poi è arrivato l’heavy metal con i Siissisoq. Hanno creato qualcosa di nuovo in Groenlandia, ispirandosi alle metal band estere e poco dopo è giunto il soft rock di Taaq, derivato dai Deep Purple e da altre band dall’impronta chitarristica. Successivamente ci sono state differenti band pop e rock quali Chilly Friday, che per alcuni anni hanno goduto di un grande successo. In mezzo a tutto ciò c’è stato il trio hip hop Prussic. Il più importante (e primo) nome hip hop in Groenlandia è Nuuk Posse. Dopo Prussic a vendere molto è stato il pop di Tupaarnaq, Nina, Kimmernaq, Julie e Angu. Gli ultimi dieci anni in cui siamo stati attivi noi stessi, hanno visto vendere molte copie anche Inuk, Rikka e Sussat! Per quanto riguarda i concerti, vi sono molti giovani artisti, dall’hip hop di Tarraq all’heavy metal dei Sound Of The Damned. Le condizioni per mettere su una nuova band qui in Groenlandia sono difficili, ma la volontà c’è ed è bello così.

Ho letto diversi libri sulla storia e cultura della Groenlandia, ma la maggior parte sono stati scritti da antropologi canadesi o europei. Qui potete raccontare qualcosa dal vostro punto di vista, in modo che i nostri lettori possano imparare qualcosa sulla vostra cultura. Se volete, potete consigliarci qualche lettura o film…

Purtroppo scarseggia il materiale sulla nostra storia e cultura, in quanto essa non è indagabile come quella di altri Paesi. Posso parlare della storia musicale, in quanto non sono stati realizzati molti film. Attraverso la musica si può ottenere un’ampia visione della storia, quantomeno se si ha un fine preciso. Parlo sia dei salmi che delle canzoni tratte da raccolte, ma anche di ciò che è stato pubblicato a partire dagli anni Settanta a oggi. Ciò di cui siamo in possesso sono articoli tratti dai quotidiani o documentari realizzati all’estero e non da ultimo i francobolli, che permettono di seguire visivamente alcuni fatti storici. Anche perché è splendido quando finalmente vengono realizzati film groenlandesi come “Lysets Hjerte”, un film assolutamente da guardare, che è divenuto di difficile reperibilità. Sono stati scritti molti libri quassù, ma non so se siano stati tradotti in danese o in inglese.

So che quest’anno avete suonato al Roskilde Festival. Come è andata?

Questo è un anno un poco sfortunato per chiamarci a suonare dal vivo, in quanto ci siamo presi un anno di pausa dai tour, ma nessuno direbbe di no a un invito per suonare a Roskilde. Così abbiamo accettato quest’unico concerto ed è andato oltre le nostre aspettative, con un pubblico compatto e devoto. Eravamo un poco nervosi perché prima di noi ha suonato una band danese e non c’era molto pubblico, ma appena siamo saliti sul palco, la zona si è riempita alleviando la tensione e abbiamo vissuto un’esperienza fantastica. Abbiamo aspettato questo momento per dieci anni, da quando abbiamo iniziato a suonare insieme, quindi è stata la realizzazione di un sogno. Abbiamo suonato ottanta minuti e il pubblico ha chiesto che facessimo un pezzo in più. Non sarebbe potuta andare meglio.

Avete programmi futuri?

Suoneremo agli inizi di ottobre all’Akisuanerit Festival di Nuuk. L’ultima volta che vi abbiamo partecipato è stata quattro anni fa, qui di attendiamo con ansia questo momento. Frederik sta lavorando al suo progetto solista e prevede di pubblicare il nuovo album durante il prossimo anno. Quest’anno io e Frederik abbiamo lavorato al nostro progetto strumentale di tamburi Qilaat – Inughuit Sounds. A parte questo, sto mettendo mano a un libro sulla nostra esperienza nei Nanook. Contiamo di suonare nuovamente in giro per il prossimo anno.