NACHASH

In passato, ho trattato diverse volte album che non rientravano tra le cose di cui mi occupo principalmente su The New Noise. È anche capitato che proprio quei dischi si insinuassero nella mia mente al punto da volere intervistare i musicisti che li avevano realizzati. Nachash appartiene a questa categoria e ha il pregio di fare da ponte tra il suono di alcune band che ho adorato, per le tematiche e per l’approccio vecchio stile con riferimenti all’heavy classico. Phantasmal Triunity è un album che non dovrebbe mancare tra gli ascolti di chi segue sonorità estreme e ha sempre un orecchio teso verso le piccole innovazioni che la nostra musica è ancora in grado di offrire. Per questo ho dovuto intervistare la band. Non avrei potuto fare altrimenti…

Per iniziare, per favore presentate i Nachash ai nostri lettori e condividete con loro qualcosa che considerate rilevante per comprendere realmente la vostra musica

Anders (chitarra, voce): I Nachash sono diventati del tutto attivi tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, quando T ha iniziato a occuparsi della batteria. Vogliamo suonare black metal e crediamo di rientrare in questo genere, anche se evitiamo consciamente (in una certa misura) di esserne il tipico esempio da manuale. Black metal epico, pesante e potente, influenzato anche da altri stili heavy metal, abbinato dal punto di vista testuale a uno specifico approccio filosofico (cioè l’esplorazione dei misteri della morte e dell’oscurità in quanto concetti spirituali/trascendentali): questo è il miglior riassunto di ciò che facciamo. Non vorrei sembrare troppo pretenzioso, ma suppongo tu abbia colto il punto.

Quale è il tema principale alla base dei testi delle vostre canzoni? Sono collegati in qualche modo al nome della band o alle immagini che utilizza?

Come detto, i misteri della morte e dell’oscurità in quanto concetti spirituali/trascendentali. I testi sono assolutamente connessi al nome, con il serpente che è simbolo della liberazione spirituale del Sé e delle difficoltà e le paure che ognuno deve affrontare e superare nell’esplorare questa via. È un percorso durante il quale ci si può perdere e ovviamente si può cadere molte volte. Non sto cercando di passare per un “esperto” di questa materia. Spesso si riduce a uno stato mentale e ad esperienze non semplici da esporre. E sì, le immagini che usiamo contengono anche simboli collegati a tutto questo.

Come siete entrati in contatto con Shadow Kingdom Records? Normalmente la casa discografica americana si focalizza sul doom e sull’heavy metal tradizionale, per cui è sorprendente vederli realizzare un album black/death. Allo stesso tempo , la vostra musica sembra essere radicata nel suono tradizionale dei tardi anni Ottanta, quindi forse questa potrebbe essere la chiave di tutto. Sei d’accordo?

Ci hanno contattato e sono stati l’etichetta più interessante che ci ha cercato (ce ne sono state un altro paio). In qualche modo, secondo noi, il fatto che non siamo esageratamente associati al black metal è stato in qualche modo un vantaggio. Non siamo davvero la tipica black metal band e per questo ha avuto senso scegliere loro. Probabilmente il nostro approccio al black metal ha a che fare con il loro interesse nei nostri confronti, ma non lo so con esattezza.

Traggo abbastanza ispirazione dall’heavy metal tradizionale così come dal thrash, in quanto inizialmente è stato attraverso questi stili che mi sono appassionato alla musica. Ritengo che l’epica complessiva e le dinamiche di molti brani e di molte band heavy metal o thrash metal abbiano sicuramente influenzato la mia scrittura. Molto black metal è così dolorosamente privo di spunti e noioso in diversi casi, un infinito flusso di blast e tremolo picking che non suscita il mio interesse. Di recente lavoro solo su idee che percepisco avere un’energia genuina e lascio che trovino il loro posto da sole.

Credi che la cultura norvegese abbia avuto un impatto su di voi e sulla vostra musica? Vi interessate di mitologia e storia antica?

Per nulla. Personalmente sono abbastanza interessato allo studio della mitologia e della storia, ma non è  così rilevante per Nachash intesa come entità musicale, dato che i suoi testi e la filosofia sottostante sono più astratti e introspettivi e per nulla legati alla realtà mondana e alla storia. Forse il retaggio culturale di ognuno lo influenza sempre inconsciamente, ma non credo che nel nostro caso agisca in maniera significativa, almeno non per quanto riguarda la band.

La parola “Nachash” significa serpente e per voi è anche una cornice concettuale. Come vedi la relazione tra filosofia, storia e religione (o qualsiasi altro soggetto culturale) e la musica? La musica deve avere un significato profondo o piuttosto deve comunicare qualcosa da sola?

Il significato concettuale del nome è già stato trattato, ma posso dire che la musica è stata spesso messa in relazione con la religiosità  ed esperienze religiose nel corso della storia e la musica come via per indurre esperienze religiose è stata in diversi casi la ragione principale per la composizione/esecuzione della musica stessa. Ritengo che questa domanda necessiti una più approfondita analisi, ma non sono certo che sia un “musicista” a doverlo fare in quanto la composizione di musica, seppure abbastanza personale, non è  qualcosa che voglia discutere in maniera empirica/scientifica.

Chiedo spesso ai musicisti cosa pensano a proposito della relazione uomo/natura. È qualcosa di importante per voi e cosa pensate a proposito della situazione attuale e del futuro del nostro pianeta?

Questa domanda esula leggermente dallo scopo di Nachash. Si potrebbe dire molto a riguardo, ne sono certo, ma al momento non ho molto da aggiungere su questo tema.

Ci sono due aspetti della vostra musica che trovo davvero interessanti e vicini alla perfezione: il suono oscuro e le linee vocali. Ogni canzone ha una struttura differente, ma c’è una linea sottile che le unisce. Come vi approcciate alla composizione e in che modo avete creato questo stile particolare?

Le canzoni di un album devono seguire una sorta di filo che le renda parte di un’unità concettuale e musicale. Le canzoni provengono da un’idea-riff mentre suono o che ho nella mia testa e da qui inizio a lavorarci, presentando infine una canzone agli altri. Da qui inizia il processo di prova nel suonarla finché non raggiunge un livello sufficiente di energia, rendendo al meglio delle nostre possibilità dall’inizio alla fine. Durante questo processo vengono effettuati molti cambiamenti sugli arrangiamenti: come i riff e le idee funzionano insieme è di primaria importanza per raggiungere il risultato più potente. La canzone completa contiene lo stile di ognuno, nonostante sinora sia stato io a proporre i riff.

Cosa pensi dell’attuale scena black/death in Norvegia? Vi sono alcune band che consideri simili a Nachash o con le quali condividete una visione simile?

Devo ammettere che non seguo poi molto la scena, ma forse quella chiamata “Nidrosian” è la cosa più vicina a noi cui possa pensare, anche se non proprio da un punto di vista musicale (o visivo) di per sé. A Oslo non riesco a pensare a nulla (specialmente in ambito black metal) e mi va bene così. A essere sinceri, quello di essere inclusi in una scena non è realmente un obiettivo. Ovviamente ci sono alcune band che apprezzo molto, tipo Obliteration e Magister Templi, e nonostante conosca queste persone e molte le consideri amiche, non posso comunque dire che condividiamo una visione della musica (nonostante abbiamo in comune molte opinioni su di essa e molte influenze). Ripeto, la musica è qualcosa di davvero personale, dunque ognuno ha una visione e comprensione indipendente di ciò che sta facendo.

Grazie per il vostro tempo. Sentitevi liberi di chiudere l’intervista come preferite.

Grazie per il supporto. Dissolve into the phantasmal triunity.