NACHASH, Phantasmal Triunity

I norvegesi Nachash debuttano ufficialmente su Shadow Kingdom con un album che esula dalle coordinate stilistiche cui si è soliti associare l’etichetta statunitense. I tre musicisti di Oslo suonano infatti black metal venato da ritmiche cadenzate di estrazione death e hanno più in generale un approccio tradizionale alla materia. Tra i solchi degli episodi inclusi in Phantasmal Triunity è possibile percepire echi thrash e persino heavy metal, ma il tutto è sintetizzato in maniera personale e, nonostante ci siano da un punto di vista tematico riferimenti filosofici, il suono che ne esce fuori è al contempo marcio e ricercato. Ne risulta un album a suo modo orecchiabile, nel senso che colpisce nel segno già a partire dai primi ascolti e nonostante questo non cala mai, neppure a seguito di un’analisi approfondita. I brani sono compatti e hanno alcuni tratti in comune che donano unità all’insieme. Si sente che si tratta di un gruppo recente, perché talvolta ricorre a soluzioni che negli anni Ottanta o primi Novanta non sarebbe stato possibile attuare e il suono è davvero ben calibrato nel suo richiamare differenti forme di metal, eppure c’è qualcosa di speciale che fa pensare a un’entità fuori dal tempo. Come spesso accade con i dischi più emozionanti, è difficile trovare al suo interno dei punti di forza, piuttosto che degli aspetti meno brillanti. Nel suo insieme funziona e qualunque sia la strada che i tre musicisti hanno percorso per realizzare questo lavoro, la direzione intrapresa è quella giusta.