N.I.A. PUNX, N.I.A. Punx 1989-2019

N.I.A. PUNX, N.I.A. Punx 1989-2019

Area Pirata ci offre oggi un’altra interessante raccolta che ci permette di volgere lo sguardo alla scena hardcore punk italiana degli anni Ottanta, proprio come avevamo potuto fare grazie alla retrospettiva sui C.C.M. di cui ci siamo occupati qualche tempo fa. Questa volta ad attirare l’attenzione della label sono stati i N.I.A. Punx da Cosenza, che festeggiano il trentennale e dunque sono qui omaggiati con la riproposizione dell’album Scendere A Sud, le demo, le apparizioni su compilation e persino tre tracce mai pubblicate in precedenza, in pratica tutto quanto è utile a contestualizzare e riscoprire un nome forse meno conosciuto ma non per questo meno meritevole di recupero. Tra l’altro la storia dei N.I.A. Punx si lega a doppio filo con quella di un altro nome di cui ci siamo già occupati, ovvero gli Headcrasher, con cui hanno condiviso le prime date, la prima trasferta romana e l’apporto del batterista Roby Vitari che li ha aiutati sulla tape The Last Crime Of Amerika e di seguito nuovamente nel 1993. Durante la loro carriera, i N.I.A. Punx hanno incrociato le loro strade con alcune etichette storiche come la Goodwill Records e la Blu Bus, per cui questa raccolta su Area Pirata appare come la perfetta chiusura di un cerchio che ha saputo intrecciare il proprio percorso sia sui palchi, sia su disco, con alcuni dei nomi più rappresentativi della scena nazionale. Tracciata per brevi capi la storia e le interconnessioni, mi accorgo che non ci siamo occupati ancora di musica e di cosa esce dalle casse una volta premuto il tasto play del lettore, forse il fattore più sorprendente dell’intera operazione, perché la band ha saputo evolvere e adattare il proprio suono allo scorrere dei tempi e, soprattutto, non si è mail limitata nel cercare una propria forma espressiva che non restasse ancorata ad un preciso modo di interpretare il linguaggio d’adozione. Si passa così dal punk di strada e dall’oi! a un hardcore più moderno, dai ritmi in levare ad una strizzata d’occhio a territori contaminati, fossero essi quelli post-punk o indie, lungo un viaggio che ci permette di apprezzare il coraggio e la voglia di rimettersi in gioco di una formazione che ha saputo intercettare lungo gli anni i cambiamenti e le nuove frontiere raggiunte dalla scena hardcore di fine anni Ottanta e successivamente Novanta, quando ormai la mutazione era esplosa e molti dei nomi storici avevano già concluso la loro corsa. Tutto qui, niente di più niente di meno di un’altra storia hardcore punk legata alla provincia italiana e capace di contenere in sé proprio quei particolari che solo l’essere lontani dal centro dell’impero ha saputo donarle. In alcuni tratti addirittura commovente per quello spirito un po’ incosciente un po’ temerario, un po’ forse anche naif che da sempre l’ha contraddistinta. Per appassionati ma non solo.