MUSMAHHU, Reign Of The Odious

Reign Of The Odious farà discutere per come sintetizza input che provengono da mondi differenti, evitando di sbilanciarsi in maniera netta: emana un’aura black accostabile a quanto prodotto sul finire degli anni Novanta, ma rivela una struttura essenzialmente death. Dischi assimilabili a questo debutto sono stati realizzati ovunque, ma in questo nuovo progetto svedese confluiscono i molteplici approcci alla materia: c’è un sostrato atavico memore dei Necrophobic, riletto però tenendo conto di quanto proposto in tempi relativamente recenti, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti o nell’Emisfero Australe. È in particolare il suono già mostrato in occasione del singolo “Formulas Of Rotten Death” (2018) a corroborare quest’interpretazione, perché da un punto di vista strettamente stilistico si ha tra le mani un album oltremodo classico, in cui rallentamenti e soluzioni ritmiche talvolta dissonanti assumono un ruolo di accompagnamento. Inflessioni melodiche e complessità mai eccessiva si intersecano in modo da emergere nella loro specificità a seguito di numerosi ascolti. È proprio il mantenere un equilibrio tra tutti gli elementi qui confluiti a rendere interessanti “Slaughter Of The Seraphim” o “Spectral Congregation Of Anguish”, attraverso una trama sonora in cui si possono intercettare riferimenti al passato significativi ma non ingombranti.

Reign Of The Odious è un tributo alla tradizione, scritto però alla ricerca di un’identità autonoma.