Mirror Of Deception: dalla sorgente verso l’infinito

Mirror Of Deception

Ricordo come fosse ieri che le prime volte in cui piazzai degli ordini sostanziosi di dischi doom su qualche ormai defunto mailorder straniero. Trascorrevo ore a spulciare nei cataloghi alla ricerca di album che potessero davvero divenire tasselli importanti della mia allora esigua collezione. Uno dei primi gruppi che scoprii in questo modo furono i tedeschi Mirror Of Deception, allora poco più che debuttanti ma già rispettati da chi ascoltava la Musica del Destino. Il loro debutto Mirrorsoil conteneva una manciata di brani malinconici che ancora oggi conservo nella memoria e di tanto in tanto mi ritrovo a canticchiare durante una passeggiata nei boschi vicino casa o nei momenti in cui posso rilassarmi. Negli anni non ho mai smesso di seguirli e con molta calma sono riuscito a procurarmi la quasi totalità delle loro uscite, tra cui il recente e ottimo The Estuary. Il loro stile non si è modificato in maniera sostanziale, ma ha raggiunto una sintesi perfetta tra il doom e le venature progressive da sempre parte delle loro canzoni. Quest’album gira ininterrotto sul mio piatto da diversi mesi e, come sovente accade in questi casi, mi sono sentito in dovere di raggiungere il chitarrista Jochen Fopp per un’amichevole chiacchierata. Oltre che musicista sincero e ispirato, si è rivelato essere persona gentile e disponibile, per cui invito i nostri lettori ad addentrarsi maggiormente nel suo mondo…

Mirror Of Deception è sempre stato considerato un gruppo doom, ma sin dai vostri inizi sono stati presenti alcuni elementi progressive e ora anche leggere vibrazioni rock. Se dovessi chiedervi di descrivere la vostra musica, quali parole scegliereste e perché? 

Jochen Fopp: Per del tempo abbiamo descritto quello che facciamo come unorthodox Doom Metal. Le nostre radici affondano nel doom classico e molte delle sue band leggendarie ci hanno influenzato. Candlemass, Saint Vitus, Revelation, Count Raven, Trouble e naturalmente Black Sabbath, ma non intendevamo imitare altri. Abbiamo percepito presto che stavamo facendo alcune cose in maniera lievemente diversa e che stavamo aggiungendo altri ingredienti alla nostra personale interpretazione del doom metal. Altri stili musicali, altri canali espressivi. È semplicemente avvenuto in modo naturale. La spinta principale è stata quella di creare musica che ci sembrasse interessante e che ci facesse piacere ascoltare. Questo va oltre le regole e le definizioni, i discorsi su come il Doom Metal debba essere o suonare.

Ora ci sono due nuovi musicisti nella band. Potreste presentarli ai nostri lettori? Come li avete conosciuti e in che modo ritenete abbiano contribuito alla realizzazione di The Estuary?

Hans (basso/voce) è un vecchio amico. Lo conoscevamo da oltre vent’anni. La sua band precedente, Animal Zero, si stava per sciogliere e quando abbiamo iniziato a cercare nuovi musicisti, lui è stato la prima persona cui abbiamo chiesto di unirsi ai Mirror Of Deception. Matthias, fratello minore di Siffi (voce/chitarra) ha suonato con noi alla batteria per circa un anno dopo l’abbandono da parte dei nostri vecchi compagni. Ci ha aiutati a riprendere l’attività, ma poi gli impegni familiari, il lavoro e la sua band principale End Of Green hanno richiesto tutto il suo tempo. Hans conosceva Rainer (batteria). Rainer ha iniziato a esercitarsi sullo strumento a sette anni. Ha suonato in molte band differenti, tra le quali Undertow è probabilmente la più conosciuta. Ci siamo presi il nostro tempo per diventare una band, una cosa sola, poi abbiamo suonato dal vivo e lavorato su nuova musica. Hans ha scritto cinque testi e portato idee per alcune delle canzoni. Abbiamo lavorato su tutto insieme. The Estuary è il risultato del lavoro combinato di noi quattro.

Mirror Of Deception è uno dei più vecchi gruppi doom tedeschi (e forse europei). Come vi sentite ad essere stati in attività per tutti questi anni? Quali sono i più bei ricordi che serbate dei vostri inizi?

È piacevole essere ancora attivi e creativi. La band è il nostro bambino, apprezziamo ancora stare in compagnia gli uni degli altri, bere alcune birre, farci una risata e generare insieme del rumore. Sentiamo di avere ancora alcune storie da raccontare, quindi perché fermarci? Naturalmente oggi sta diventando più dura trovare il tempo per portare avanti la band. La prendiamo come viene.

Nonostante abbiate pubblicato diversi demo su cassetta prima di Mirrorsoil (2001), ritengo che l’evoluzione più significativa del vostro suono sia avvenuta dopo quell’album, quando realizzaste l’ep Conversion (2003) e Foregone (2004). Quell’album fu speciale e lo considero ancora oggi tra i vostri migliori. Cosa accadde durante quell’arco di tempo e come considerate complessivamente la vostra evoluzione?

Abbiamo beccato molte buche lungo la strada, ma abbiamo tirato dritto avanti. Dagli umili inizi ci siamo evoluti in una band con stile e carattere propri. Siffi e io abbiamo mantenuto il motore in funzione per tutti questi anni, ma ogni musicista passato di qui ha ricoperto la sua parte vitale nel creare i Mirror Of Deception. A causa dei cambi di formazione, nel tempo abbiamo reinventato e ampliato quello che facciamo. Nuovi musicisti portano nuove idee e una nuova chimica, ed è qualcosa che siamo sempre aperti ad accogliere. È un bel complimento ci sia gente che ci segue da molto tempo e che apprezza il nuovo album. E suona inconfondibilmente Mirror of Deception.

La vostra musica è impregnata di melodia, ma allo stesso tempo ricca di parti dinamiche in grado di catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Mi chiedo in che modo componiate e proviate i vostri brani: gli elementi tecnici nascono contemporaneamente agli aspetti emotivi della vostra musica, oppure vengono elaborati in separata sede? Come lavorate su di una nuova canzone?

Le melodie forti e memorabili sono sempre state molto importanti per noi. Allo stesso modo lo sono state la dinamicità e la varietà. Quello che facciamo il più delle volte è entrare nella nostra sala prove e semplicemente improvvisare. Qualcuno se ne esce spontaneamente con un riff, una melodia, una linea di basso oppure una ritmica. Partiamo da qui e una cosa porta alla successiva.

Un aspetto che ho sempre amato dei Mirror Of Deception è il modo in cui arricchite i vostri testi con immagini poetiche colme di melodia eppure aperte ad altre emozioni. In che modo li scrivete e quali differenze ci sono tra il vostro attuale approccio e quanto avete realizzato in passato?

Le emozioni umane si presentano in forme differenti. Quando qualcosa necessita di essere espresso, non ci limitiamo a trattare tematiche “doomy”. Traiamo ispirazione dalla letteratura, dai film, osservando cosa accade intorno a noi e nelle nostre vite. Quando scrivo i testi, mi piace dipingere a parole immagini e ricorrere a un approccio atemporale. Una storia potrebbe essere avvenuta ieri, oppure anni, secoli o millenni fa. I temi sono universali e a volte allo stesso tempo personali.

Quali erano i vostri piani quando fondaste la band nel 1990? Quali erano i vostri sogni e credete di avere raggiunto i vostri obiettivi? C’è qualcosa che avreste voluto fare in modo differente?

Desideravamo suonare in una band, creare qualcosa di speciale e suonare la musica che avevamo dentro noi. Come per ogni altra band, nel tempo gli obiettivi si sono ampliati e modificati. Suonare dal vivo per la prima volta, registrare un album, andare a esibirci sempre più lontano da casa e in altre nazioni, girare in tour. Tutte queste cose sono state pietre miliari per noi. Non ci siamo fatti illusioni di potere trasformare tutto ciò in una vera e propria carriera.

Cosa potete dirci a proposito degli aspetti visivi dei vostri album? La copertina di The Estuary è molto bella, ma anche Shards era presentato da un’immagine interessante…

Grazie. Tutto ha avuto inizio dal titolo dell’album e dai differenti temi e pensieri che ne stanno alla base. Abbiamo sempre desiderato creare una nostra immagine e non ricorrere a qualcosa di già esistente, che avrebbe potuto essere utilizzato da altre band o in un altro contesto. Per noi, il pensare a come presentare visivamente la nostra musica fa parte del processo di realizzazione di un album. Abbiamo avuto la grande fortuna di trovare sempre ottimi artisti di talento, in possesso delle doti grafiche e tecniche di cui i membri della band difettano. Oliver Merkle (chitarrista e grafico nella band End Of Green) ha creato la copertina di The Estuary. Gli abbiamo mostrato il tema del titolo, la musica, i testi e alcune foto di vari estuari in giro per il mondo, scattate dai satelliti NASA. Il resto è frutto del suo lavoro e della sua immaginazione. Alcune persone interpretano questa immagine come un albero, ad altre sembra un drago. È fantastico, lascia correre la tua immaginazione e fai tua l’immagine di The Estuary.

Ritengo abbiate sempre avuto un suono peculiare che è a sé stante rispetto a qualsiasi altra cosa abbia mai ascoltato. Non essendo un musicista, mi chiedo spesso quanto i musicisti delle band siano coinvolti negli aspetti legati al suono e alla produzione della loro musica. Come avete raggiunto questo risultato e quale ritenete sia il ruolo della produzione di un disco in relazione alla composizione dei brani?

Non pensiamo al suono quando scriviamo le canzoni. In una certa misura, la musica e il modo in cui la eseguiamo influenzano la resa complessiva, ma alla fine è il ragazzo nello studio di registrazione che porta le canzoni a risplendere. Questa volta è stato il nostro vecchio amico Michelle Darkness (cantante degli End Of Green). Ci conosceva da tantissimo tempo e abbiamo molti trascorsi in comune. Aveva la propria visione di come i Mirror Of Deception dovessero venire fuori e, inutile dirlo, siamo davvero soddisfatti del risultato.

Serbo ottimi ricordi del Doom Shall Rise. Come considerate ora quell’esperienza? Ritengo che se oggi ci sia una scena doom (o qualsiasi altra cosa definibile tale) sia prevalentemente grazie a ciò che avete fatto durante quegli anni. Come vedete l’attuale successo della nostra amata musica?

È stata una grande avventura. Noi (il mio co-organizzatore Frank Hellweg e io) siamo grati per tutto quello che siamo stati in grado di fare con la nostra squadra, le nostre band e i nostri visitatori. Grazie a tutti! Quella di organizzare un festival Doom Metal inizialmente è stata un’idea pazzesca e non avevamo idea di cosa aspettarci. Ai tempi le band Doom Metal non avevano mercato, faticavano a suonare in giro e non erano inserite (se non molto male) all’interno dei festival metal. Così abbiamo deciso di metterci noi stessi le mani e di provarci. Abbiamo chiesto ai nostri amici di suonare e sono venuti tutti per rendere possibile la prima edizione del Doom Shall Rise. Siamo orgogliosi e felici di come è stata recepita e abbiamo contribuito in qualche modo alla crescita della scena. Dopo dieci anni e otto festival abbiamo dovuto smettere, ma è fantastico vedere come oggi vengano organizzati così tanti altri doom festival in tante nazioni diverse.

Grazie ancora per il tempo che avete speso nel rispondere alle mie domande. Potete chiudere quest’intervista come preferite…

Dobbiamo ringraziarti vivamente per le tue domande interessanti, Samuele. Sembri conoscerci e comprenderci molto bene. Per tutti coloro abbiano letto questo articolo e desiderino vedere, ascoltare o scoprire di più  su di noi: mirrorofdeception.com è un buon punto di partenza. Vi indirizzerà alle nostre pagine Facebook, Bandcamp e Instagram. Stay slow!