MAUSOLEUM GATE, Into A Dark Divinity

Into A Dark Divinity si delinea diversamente da come lo si sarebbe immaginato leggendo informazioni sui Mausoleum Gate. Cercando ragguagli sulla band di Kuopio (Finlandia), si trovano infatti menzionate formazioni NWOBHM, movimento dal quale il loro amalgama sonoro trae in effetti ispirazione, ma pochi riferimenti ai risvolti psichedelici anni Settanta di episodi quali “Condemned To Darkness”. Tra i solchi dell’album, insomma, è percepibile un’atmosfera evocativa che – pur dovendo molto a ciò che è stato realizzato a cavallo degli anni Ottanta – affonda le proprie radici nel decennio precedente.

I Mausoleum Gate sono già apparsi in festival importanti come Keep It True e Muskelrock, inoltre hanno già inciso un album omonimo per Cruz Del Sur (2014), etichetta che di loro pubblicato anche una raccolta contenente il demo Gateways For The Wicked (2010) e il singolo Obsessed By Metal (2013). Finora avevano manifestato una marcata infatuazione per tematiche oscure,  accompagnandole con copertine tetre e demoniache, ma in questo secondo album lasciano intravedere un esile raggio di luce, ricorrendo al contrasto tra colori caldi e freddi. Ne consegue che il contenuto rispecchi tale dicotomia, alternando brani epici dal lento sviluppo (“Apophis”, “Into A Dark Divinity”) ad altri concisi, destinati a consumarsi in una manciata di minuti (“Burn The Witches At Dawn”, “Horns”). La struttura è in crescendo e raggiunge il proprio apice sul finale, impreziosito da fughe strumentali coinvolgenti e dalle ispirate ed espressive linee vocali ad opera di V-P Varpula. L’utilizzo di Hammond, Mellotron e Mini Moog contribuisce infine a conferire un tocco personale a un disco suggestivo.