MATTIA COLETTI, The Land

The Land

Oltre a dedicarsi a svariate produzioni, gruppi e progetti live, Mattia trova il tempo per un nuovo album solista, in cui vette di lirismo s’incontrano con reiterazioni chitarristiche da mantra orientali, concepiti in quei luoghi dove la polvere di stelle è ambrosia per gli umani e li fa vivere per sempre. Coletti impone personalità a strutture sonore già rodate e ascoltate: i loop di chitarra, ora acustica, ora elettrica, si sommano senza ammassarsi, quasi come una tempesta che s’ingrossa grazie a coalizioni di piccoli venti smossi dalle anime di tutto il Creato. Una tempesta dall’ardore devastante, ma dal tocco gentile e universale, tanto che l’immagine in copertina pare prendere vita in tempi e luoghi differenti da quelli in cui dovrebbe effettivamente trovarsi. La si potrebbe considerare musica sperimentale, si potrebbe ricercare una sorta di lascito post-rock, di quello rigonfio d’inventiva di un Grubbs o di un O’Rourke. In questo caso, però, si preferisce considerare The Land l’ennesima prova di un talento di raro valore, perché, per quanto privo di appigli “facili”, si tratta di un disco che può consolidarsi ed essere cibo per le anime di chiunque un minimo disposto a sedersi, chiudere gli occhi e lasciare che tutto il resto scorra via, lontano dalle sinapsi. C’è tutto l’amore del mondo con tutto il tempo del mondo.

Tracklist

01. Pitagora
02. The Land
03. WindGlass
04. Greta
05. Ghost West
06. Red Eye
07. Tape And Crackle
08. A Time Full Of Boxes