LUCA SIGURTÀ & SERGIO SORRENTINO, Naked Brunch

LUCA SIGURTÀ & SERGIO SORRENTINO, Naked Brunch

Nemmeno dieci giorni fa – nel giro di due sere e nella mia regione marginale rispetto ai tour importanti – ho visto dal vivo Konrad Sprenger e Oren Ambarchi: entrambi utilizzano la chitarra in chiave “ambient” e la combinano con effetti e altro che siamo soliti mettere in relazione con la musica elettronica. Non sono gli unici a farlo, anzi c’è una tragica sovrappopolazione, è un incubo malthusiano. Naked Brunch di Sigurtà e Sorrentino indossa un titolo meraviglioso (l’artwork è il cugino di questo), ma non parte certo col vantaggio del mai sentito. È pur vero però che poi conta come suoni certe cose, anche quelle più conosciute, dunque bisogna capire se quest’album vale perché i due artisti che lo hanno realizzato hanno queste musiche nel sangue e sono in grado di convertirti al loro credo o riaccendere la fiamma per il loro genere. La risposta è che Naked Brunch sembra proprio valere nel momento in cui ci si imbatte in pezzi come “Wallaby”, che sono come un’alba d’inverno e danno l’idea che Sorrentino abbia il perfetto controllo della proprie chitarre quando deve trasformarle in creatrici di paesaggi. Positive anche “Still To Nowhere”, che fa pensare a quel “going nowhere slow”, motto della Kranky, e “Bishop”, ombrosa e twinpeaksiana (mi ha ricordato un po’ anche Selaxon Lutberg, ma qui si va nell’ultraspecifico). A proposito di Ambarchi: l’inizio di “Eve” sarebbe stato bene ne “In The Pendulum’s Embrace”. Vi basta?