LOINCLOTH, Psalm Of The Morbid Whore

Loincloth è il nome adottato da alcuni membri fondatori dei Confessor per continuare a suonare durante i periodi di inattività. Qui si ritrovano infatti il poliedrico batterista Steve Shelton e il bassista Cary Rowells, accompagnati dal chitarrista Tannon Penland. La loro formula prende le mosse da dove si era interrotto il discorso Confessor, amplificandone gli elementi progressivi ed eliminando le linee vocali di Scott Jeffreys, trasferitosi in Cina. Psalm Of The Morbid Whore è il loro secondo abum (causa la distanza geografica esistente tra i membri della band, anche l’ultimo) e non si discosta significativamente da quanto prodotto in passato. A dirla tutta, episodi come “Clausa Vulgate” risultano essere davvero coinvolgenti, in quanto l’attenzione viene totalmente spostata sulle capacità esecutive dei musicisti coinvolti. Le tracce sono tendenzialmente concise, eppure intrise di cambi di tempo funambolici e talvolta c’è spazio per melodie sinistre (“Sigil Ov Five Horns”) e strutture (ancora più) complesse (“Ibex”). Il titolo del’album cita Morbid Tales (Celtic Frost) e Psalm 9 (Trouble), dando un’idea abbastanza precisa di quali siano i punti di riferimento della band, che evoca anche i Destruction (“Bestial Infernal”) e fa calare il sipario su di sé con un pizzico di malinconia.