LETHEAN, The Waters Of Death

Dietro a The Waters Of Death si cela un duo composto dal polistrumentista James Ashbey e dalla cantante Thumri Paavana. Propongono doom assimilabile a quello degli eterei The River. Gli episodi inclusi sono raffinati e pervasi da un’infinita malinconia, spezzata solo da alcune linee vocali più energiche rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato. Non tutti i brani sono orientati verso il doom, ad esempio l’apripista “The Idylls Of The King” ha ritmiche sostenute e una trama sonora con elementi di matrice estrema. Nel complesso prevalgono comunque atmosfere rarefatte e, nonostante su tutto il disco ci sia una patina solenne, anche a seguito di diversi ascolti risulta ad esempio difficile farsi catturare del tutto da “In Darkness Veiled”. Strutturalmente l’album è vario e realizzato con cura, ma a causa della voce femminile lievemente fuori contesto, risulta stucchevole e in diversi frangenti scivola via come se nulla fosse. Chi è solito leggere The New Noise conosce i gusti dei redattori e i loro piccoli pregiudizi. Quindi, senza infierire oltre, mi limiterò a dire che avrei preferito una voce più fragile e sofferente (come nei The River) o al limite qualcosa di totalmente diverso, perché ho faticato ad ascoltare l’album nella sua interezza. Gli ho dedicato del tempo e in momenti differenti, ma non sono stato in grado di apprezzarlo. Fosse stato un disco strumentale lo avrei giudicato in maniera nettamente diversa. Date comunque più di una possibilità ai Lethean e giudicate da voi. La mia, ricordo, è solo un’umile opinione.