LA MACCHINA DI VON NEUMANN, La Macchina Di Von Neumann

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Dietro La Macchina Di Von Neumann troviamo quattro musicisti lombardi al loro esordio, fautori di un post-rock abbastanza classico (pensiamo a Maybeshewill e God Is An Astronaut) in cui trovano posto pure alcuni innesti d’ispirazione jazzistica. Undici minuti di svolgimento non sono sicuramente sufficienti per farsi un’idea del potenziale di questo gruppo, anche se possiamo dire che l’approccio moderato alla materia post si configura in maniera da non sembrare troppo emulativo o disorientato, soprattutto quando si concede a qualche momento distorto nei passaggi più movimentati (“Breda”). In chiusura compaiono dei placidi passaggi di sassofono piuttosto scollegati dal corpo principale, elemento indicatore di certi dettagli ancora fuori fuoco che finiscono col trasmettere un’impressione generale poco coinvolgente. L’atmosfera è rilassata e ci troviamo davanti ad un disco nemmeno tanto monocromatico, ma c’è ancora del lavoro da fare.

  • Francesco Lissoni

    Questa nostra rece me l’ero persa, severa ma giusta

  • Davide Magni

    Urlo, commentare sotto i post dei blog con l’account Facebook, uau mi sento stra minorenne