KONTINUUM, No Need To Reason

I Kontinuum provengono da Reykjavik e con No Need To Reason realizzano il loro terzo album. Come accade talvolta con formazioni islandesi, la loro proposta è personale e allo stesso tempo fortemente radicata nella tradizione del loro Paese, tanto che alcune parti del disco sono state ancora una volta registrate presso lo studio Sundlaugin dei Sigur Rós. I loro brani sono caratterizzati da una struttura maggiormente rock, ma le melodie oniriche e lievemente malinconiche sono presenti anche tra i solchi di “Shivers” (carezzata da una vena dark wave anni Ottanta) e “Neuron”, in cui si denota una sempre più palpabile affinità con i Sólstafir. Qui l’apparato progressive è appena accennato, mentre viene posta enfasi sulle emozioni trasmesse dai pezzi, che pur essendo umbratili e rarefatti, si rivelano estremamente caldi e carichi di passione. A colpire è soprattutto questa duplice natura del suono, plasmato per mezzo dell’intrecciarsi di una trama essenzialmente rock con sintetizzatori, piano e mellotron. Le linee vocali sono in prevalenza pulite, eppure talvolta si ricorre a passaggi più ruvidi per nulla fuori luogo e anzi perfettamente inseriti all’interno del discorso di episodi quali “Low Road”. Da questo brano in poi si assiste a un appesantirsi delle atmosfere e una conseguente metamorfosi dell’album stesso, che perde in parte quel retrogusto sottilmente romantico di cui era pervaso il suo incipit. Poco prima della chiusura, “Two Moons” riporta la band in territori intimisti, lasciando altresì dell’amaro in bocca a causa della discontinuità mostrata in un paio di episodi.