KIRK WINDSTEIN, Dream In Motion

KIRK WINDSTEIN, Dream In Motion

Trovare Kirk Windstein in veste solista è un po’ una sorpresa, ma è sufficiente ascoltare poche note del brano di apertura (che dà titolo all’album) per rendersi conto del perché sia stata fatta questa scelta. Dream In Motion si discosta da quanto realizzato dai Crowbar, amplificandone l’intensità espressiva pur se preservando determinate strutture. Gli episodi in esso contenuti si inseriscono in un contesto assimilabile al rock tradizionale, immergendosi sovente in acque che li fanno fluire verso aperture melodiche insospettabili per un musicista solito eseguire parti di chitarra profonde e taglienti. In questo disco Windstein manifesta la propria interiorità unendo la potenza a una malinconia estremamente evocativa, da cui trapela una sofferenza catartica. La voce si fa più intima e accompagna l’ascoltatore attraverso emozioni che – pur passando attraverso irrinunciabili riferimenti alla Musica del Destino – sfociano in altro. Non a caso viene proposta anche una personale versione del classico “Aqualung” (Jethro Tull), avvalorata da effetti cui si deve quel tocco moderno di cui sono pervasi anche gli altri brani.

Kirk si è occupato di tutto a eccezione della batteria (a carico di Duane Simoneaux, già al lavoro con lui in passato) e ciò  conferisce omogeneità all’insieme. È sconvolgente pensare a come abbia potuto realizzare canzoni di una tale sensibilità da crescere con gli ascolti e sedimentarsi dentro noi. Enorme.