KHEMMIS, Desolation

Si era parlato dei Khemmis di Denver (Colorado) in occasione del loro album di debutto Absolution (2015). Successivamente ne avevamo perso le tracce, ma ecco che con il terzo album Desolation tornano sulle nostre pagine. Nel frattempo hanno appunto realizzato un altro lavoro, intitolato Hunted (2016), e anche uno split con gli Spirit Adrift, dei quali anche ci si è occupati ai tempi della pubblicazione di Curse Of Conception (2017).

Oggi escono congiuntamente per 20 Buck Spin (USA) e Nuclear Blast (Europa). Il suono è meno impenetrabile che in passato e si registra una complessiva propensione ad aperture melodiche non del tutto assenti sul primo album, ma qui sfruttate estesamente. Agli inizi erano assimilabili ai primi Pallbearer, ma è indubbio che ora abbiano acquisito indipendenza stilistica, non solo in quanto hanno mantenuto un sentito afflato evocativo, bensì anche a causa del ricorso in diversi frangenti a linee vocali ruvide e a passaggi nei quali si fa notare prepotentemente la matrice doom. Non si tratta di certo di tradizionale Musica del Destino (troppi gli influssi rock e metal in senso ampio), eppure gli ingredienti tipici della materia ci sono: ritmiche dilatate, melodie oniriche e atmosfere evocative. Come spesso accadeva anche negli anni Novanta, dopo un paio di dischi molte formazioni doom iniziano a evolversi in qualcosa di differente e nel caso dei Khemmis trattasi di una riuscita contaminazione con stili affini a quello di partenza, ma senza propendere in modo netto verso nessuno di questi. I puristi storceranno il naso, ma per chi scrive Desolation è un ottimo album, ricco di idee e prodotto splendidamente. In esso si rintraccia il desiderio di progredire senza rinnegare le proprie origini e anzi aggiungendo elementi che in piccola misura possono essere definiti innovativi. Gli input contenuti sono assorbiti all’interno di episodi contraddistinti da una loro individualità, altresì significativi anche se considerati quali frammenti di un lavoro nel complesso omogeneo. Inoltre il pathos che emanano cresce mano a mano che si procede con gli ascolti ed è avvalorato da un’esecuzione esemplare. Ascoltare per credere…