KAYO DOT, Blasphemy

KAYO DOT, Blasphemy

Su The New Noise sono state trattate formazioni del giro Kayo Dot (Vaura, Sabbath Assembly, Ehnahre, Concilium…), ma non direttamente la band statunitense. Il nuovo Blasphemy dà la possibilità di colmare questo vuoto e vede il fondatore Toby Driver esplorare territori affini a quelli dei suoi recenti lavori solisti (Madonnawhore del 2017 e They Are The Shield del 2018).

Il concept su cui si erige l’album trae ancora ispirazione da una storia allegorica scritta da Jason Byron (suo ex compagno nei Maudlin Of The Well) e alterna frangenti di ispirazione avantgarde ad altri nei quali, pur conservando elementi dissonanti che vanno a incastonarsi tra i vari cambi di umore, recupera melodie di matrice classicamente progressive e fraseggi di chitarra dal retrogusto post rock. I paesaggi sonori plasmati dai musicisti coinvolti fanno emergere alcune affinità con Bohren Und Der Club Of Gore e in genere con coloro che utilizzano le note come fossero colori da accostare perseguendo un inaspettato equilibrio. Non a caso negli anni hanno collaborato con artisti quali Randall Dunn (produttore di Sunn O))), Earth, Oren Ambarchi…) e John Zorn, vale a dire con gente abituata a fare evolvere la propria arte attingendo dagli ambiti più disparati. La musica dei Kayo Dot è intrinsecamente bizzarra, eppure non lascia mai quella spiacevole sensazione di eccesso che potrebbe disorientare l’ascoltatore. Vi è spesso un aura di (inquieta) delicatezza che permette di venire a capo delle differenti tracce ricordando note persesi nei meandri della propria mente.