KATANA CARTEL, The Sacred Oath

I Katana Cartel provengono da Melbourne e nonostante siano attivi dal 2012 è con The Sacred Oath che raggiungono per la prima volta un minutaggio consistente. Quanto realizzato in precedenza (War Part 1, 2016), ha posto le basi per dare forma a un album le cui radici affondano nel power metal europeo e (per quanto riguarda la produzione) in un approccio moderno alla materia trattata. I nove brani effettivi proposti, sono caratterizzati da efficaci cambi di tempo e da una compattezza esecutiva da cui trapelano influenze più ampie del previsto (perlomeno date le premesse). Questa eterogeneità potrebbe bloccare alcuni ascoltatori e allo stesso tempo stuzzicare coloro siano desiderosi di scorgere pazientemente nuove sfumature. (Quasi) ogni brano offre dei passaggi che paiono dirigersi in una direzione inattesa e alcune delle soluzioni adottate dalla formazione australiana (ad esempio il ricorso al growl in “The Battle” e i momenti groovy) rischiano di condurla in territori poco funzionali alla riuscita di episodi gradevolmente hard rock (attenzione al contagioso ritornello di “Grenade”!) o evocativi (il break centrale di “The Art Of Self Destruction”). Talvolta i chitarristi Robert Georgievsky e Dylan Reeves eseguono riff dal retrogusto classicamente thrash, che permettono a “Judge Shredd” di evolversi fino a confluire in una malinconica coda strumentale… epilogo di un album spassoso e creativamente generoso.