KÅABALH, Kåabalh

I francesi Kåabalh sono usciti fuori dal nulla con un concentrato di putrido e asfissiante death metal. Gli episodi inclusi in questo debutto sono rancidi come un cadavere di una settimana e ne custodiscono fieramente il fascino sinistro. Hanno in sé quel suono marcio e allo stesso tempo ricercato tipico degli Incantation anni Novanta e ne ripercorrono le gesta calcando la mano su ritmiche di matrice doom, muovendosi al confine tra un album sporco e uno registrato in maniera approssimativa. È infatti la produzione a mettere in risalto le sfumature del disco, perché seppure a prevalere vi sia una netta sensazione di impenetrabile oscurità, i fugaci assoli di chitarra e il lavoro svolto dalla sezione ritmica lo rendono dinamico. Tendenzialmente lento ma ricco di piccoli accorgimenti complessivamente interessanti, Kåabalh mette insieme sonorità che guardano al passato e influssi legati alla contemporaneità. Non si tratta dunque di nostalgia fine a se stessa: anche se trae ispirazione da lavori risalenti alla notte dei tempi, quanto realizzato dalla formazione di Le Havre non può che essere accolto a braccia (tumefatte e incancrenite) aperte.