JAYE JAYLE, No Trail And Other Unholy Paths

Evan Patterson proviene da Louisville (Kentucky, USA) e nelle sue canzoni è percepibile un substrato folk tipicamente americano, anche se filtrato da un approccio rituale assimilabile quello di certa darkwave e con il ricorso a un tappeto sonoro che tende a richiamare se stesso, plasmando episodi attraversati trasversalmente da stratificazioni di matrice kraut. Ne risulta un cantautorato ingannevole – in cui si percepisce l’intervento di Dean Hurley (supervisore musicale di David Lynch) in veste di produttore – che a un primo impatto potrebbe apparire esageratamente impregnato di sintetizzatori.

No Trail And Other Unholy Paths parrebbe essere una colonna sonora nel suo delineare paesaggi desolati, nei quali l’unica nota confortevole è costituita dagli interventi di sassofono di Drew Miller in “Accepting” e “Low Again Street”. La voce di Evan, però, riequilibra questi elementi, donando calore a episodi talvolta carichi di contrasti e all’interno dei quali sembra mancare un ordine. Non è un caso che Patterson stesso racconti come l’album non abbia un inizio o una fine specifici: il lato A e il lato B potrebbero essere intercambiabili e il tutto iniziare con lo strumentale “No Trail” o con l’esemplare commistione di rock ed elettronica di “As Soon As Night”. Il cantante e chitarrista, inoltre, non mente quando dice che the album has a lyrical theme in motion and direction, searching and questioning, and discovery, a certainty in placement and uncertainty in destination. Primal consideration for surroundings, which may be or may not have been the surroundings sought after. The grayness of life’s paths. The where-have-I-been, where-am-I-now, and where-will-I-be.

Risulta complesso definire le atmosfere del disco, in parte fortemente urbane e al contempo descrittive nel loro evocare gli spazi aperti dell’ambiente circostante ricorrendo a tonalità oscure, ma lasciando un flebile spiraglio di luce.