IRON MAN, Generation Void

Iron Man

Intorno alla metà degli anni Novanta HellHound chiude i battenti e molte delle formazioni che ha sotto contratto si ritrovano impossibilitate a proseguire la loro carriera. È un periodo in cui è alquanto difficile trovare una casa discografica disposta a scommettere su una proposta ruvida come quella degli Iron Man, ma la neonata Brainticket li arruola e nel 1999 vede la luce Generation Void. Con la nuova sezione ritmica, ora composta da Ginger al basso e Vic Tomaso alla batteria, il suono diviene ancora più potente che su The Passage. Album godibile ma lievemente ripetitivo, Generation Void insiste troppo sulla componente blues lasciando da parte la melodia, relegata alla sola ballata “Winds Of Change”. Ciò non toglie che vi siano almeno una manciata di brani di spessore (“On The Mountain”, ”Forever Yours”, ”Shadows Of Darkness”). Per chi scrive si tratta di un disco di transizione, che in effetti ha portato (dieci anni più tardi) alla realizzazione dell’ottimo I Have Returned. Trattandosi di una ristampa in vinile dedicata ai seguaci della formazione americana, è improbabile che qualcuno se la lasci sfuggire, ma se non conoscete ancora Alfred Morris e i suoi fumosi riff, è consigliabile avvicinarsi agli Iron Man con Black Night o The Passage.