In memory of Al Morris III

Quando iniziai a seguire con interesse la scena doom, gli Iron Man furono tra i primi nomi dei quali venni a conoscenza. Entrai in quello che ai tempi era il mio negozio di fiducia e mi venne letteralmente rifilato Generation Void (1999). Tornato a casa lo ascoltai con calma e notai subito quanto fosse diverso rispetto alle produzioni delle altre band americane che stavo imparando a conoscere: in esso non erano rinvenibili le vibrazioni metal dei Revelation e nemmeno quelle prog degli Unorthodox, mentre era percepibile il richiamo alle sonorità dei Black Sabbath. C’era molto groove e le linee vocali di Dan Michalak erano magnetiche nel loro essere potenti e al contempo estremamente espressive. A colpirmi maggiormente furono i profondi riff di chitarra e la resa della batteria, su quell’album suonata da Vic Tomaso. Nel complesso non si trattava di qualcosa d’imprescindibile, ma fu semplice rendersi conto del fatto che costituisse un ulteriore e importante tassello utile ad addentrarmi all’interno di quello che per molti anni a seguire sarebbe stato il mio genere di musica prediletto.

Recuperare gli altri due dischi degli Iron Man non fu impresa facile, ma nel frattempo iniziarono a spuntare su YouTube diversi brani in essi contenuti, così, quando riuscii finalmente a stringere tra le mani una copia di The Passage (1994), ne conoscevo ormai la quasi totalità. L’album di debutto, Black Night (1993), fu l’ultimo che acquistai e anche quello che mi entrò maggiormente nel cuore. Esso si avvicinava maggiormente a quel tipo di doom dalle tinte vagamente prog che avevo apprezzato grazie ad Asylum degli Unorthodox, ma mostrava una maggiore incisività. L’apporto del cantante Rob “The Wretched” Levey fu essenziale alla resa del disco, il cui suono polveroso costituiva una sorta di richiamo al primo album omonimo degli Obsessed. La musica degli Iron Man appariva in verità più complessa e strutturata, oltre che ancora più radicata negli anni Settanta. Gli stessi in cui Al Morris III aveva iniziato a registrare a nome Force, coadiuvato da Larry Brown al basso (anche su Black Night), Kim Martin alla batteria e – in un secondo momento – Simona Queen alla voce. Questa formazione avrebbe composto quello che io considero il migliore ep doom di tutti tempi, pubblicato nel mese di aprile 1981. Successivamente i Force avrebbero cambiato cantante e realizzato un lp omonimo uscito per Doom Records agli albori del decennio successivo. Anche gli Iron Man avrebbero dato alle stampe altri due album, con I Have Returned (2009) a rivelarsi uno dei migliori dei primi anni Duemila.

Questo articolo non vuole essere una disamina approfondita della carriera di Al Morris III, anche perché è molto difficile trovare informazioni che lo riguardino, quindi prendetelo per quello che è: un umile tributo a un chitarrista la cui musica ha accompagnato innumerevoli pomeriggi trascorsi ad ascoltare doom, gli stessi che mi hanno fatto diventare la persona che sono ora. Grazie Al.