IDLES, Ultra Mono

Parlare di Idles oggi è quasi come entrare in un campo minato e rischiare di esplodere tra gli applausi, perché probabilmente rappresenta uno dei gruppi più divisivi di questa epoca musicale. Credo che – con tutte le dovute differenze, perché non ci troviamo più in un momento storico in cui il Rock può diventare fenomeno di massa – con Ultra Mono, il loro terzo disco, possano essere paragonati ai Nirvana del successo di Nevermind: come loro, si trovano tra chi li osannava come i salvatori del Rock e gli antieroi che avevano portato l’underground in classifica e chi li additava come poser scopiazzatori senza idee.

Joy As An Act Of Resistance, il predecessore di Ultra Mono, è considerato ad oggi l’album di consacrazione della band di Bristol e uno di quelli che ha effettivamente cambiato alcune sorti di un certo mondo discografico. È indubbio che abbia scatenato tutta una serie di conseguenze positive, sedimentando così il percorso per una nuova scena Post Punk corredata da diverse uscite e un certo ritorno delle “chitarre” nell’olimpo delle classifiche internazionali.

Il terzo disco della band di Bristol si affaccia al mondo in un contesto politico, economico e sanitario non facile, portandosi dentro tutta l’ansia che questo momento storico ha creato. Tutta la struttura melodica (passatemi il termine) di questo lavoro di dodici tracce si scompone tra le classiche cavalcate ai limiti dell’hardcore punk (“War”, “Model Village”, “Mr. Motivator”), lunghi momenti di pacata tensione (“A Hymn”) e ritmi sincopati che si rifanno al tema Post di molte band dei Novanta, prima fra tutte Jesus Lizard (è un caso che ci sia David Yow con alcuni featuring?). I testi, come sempre, raccontano e denunciano le storture del mondo, gli abusi di potere, le discriminazioni razziali e le contraddizioni della società di oggi (“Model Village”, “Mr. Motivator”). La musica, d’altro canto, non è il fulcro centrale del quintetto inglese: rappresenta, infatti, l’estetica e la forma di un contenitore ben più ampio in cui si riversa soprattutto il concetto di “comunità” che la band ha sempre sbandierato come ideologia principale su cui tutto si fonda, provocando anche le ire di alcuni loro “vicini di casa” come Sleaford Mods e Fat White Family, che mal digeriscono il loro atteggiamento da poser (vedi i Nirvana di cui sopra). Nonostante questo, il loro evidenziare di essere cinque persone di una piccola società costituita da tutti coloro che per ideologie, affinità musicale o semplicemente empatia se ne sentono parte, e il fatto di confrontarsi con queste stesse persone, è la forza principale che ha permesso agli Idles di essere ciò che sono oggi: dei menestrelli con le chitarre distorte che raccontano un momento storico confuso e allo sbando.  L’universo degli Idles è sì musica ma tanto altro, e forse per questo ogni disco è un manifesto che chi crede in loro può mostrare con fierezza.

Ultra Mono è il terzo disco della band di Bristol, non la migliore band del mondo ma la band di cui abbiamo bisogno, oggi.