I dischi di Neu Radio: Badbadnotgood, Lone, Pozi e gemme rocksteady

Altre 4 dritte da Neu Radio.

Luca Garuffi, Stagione Zero > BADBADNOTGOOD, Talk Memory

Uscito da poco su XL Recordings, l’ultimo lavoro del trio canadese è un album che definirei epico. Sia per quanto mi è piaciuto, sia per come suona. Cavalcate virtuose si alternano a momenti di morbida pace quasi statica. Come una sorta di susseguirsi di momenti di veglia (sveglissimi) e di sonno (profondo). I virtuosismi, in passato a volte esagerati, qui si incastrano e si danno il cambio in modo molto naturale ed integrato con la struttura di ogni pezzo e dell’album intero. Disco della settimana, del mese e forse anche di più.

Albi Bello, Museek:Response > LONE, Always Inside Your Head (Greco-Roman, 2021)

A distanza di 5 anni dall’ultimo disco, Lone torna dopo la burrascosa uscita della R&S Records, accusata lo scorso febbraio di discriminazione razziale e immediatamente abbandonata anche da artisti di punta del calibro di Paul Woolford. Ecco perché Always Inside Your Head è pubblicato da Greco-Roman (etichetta fondata tra gli altri da Joe Goddard degli Hot Chip): 10 tracce tra cui “Realise”, mia preferita al momento in un lavoro in cui si sprecano le citazioni, che vanno dalla jungle più rilassata ed elegante di LTJ Bukem a trattamenti sonori vicini a dream pop e shoegaze, che lo stesso Lone riconosce spendendo i nomi di Cocteau Twins e My Bloody Valentine. Always Inside Your Head conferma le capacità di Matt Cutler di mantenere uno stile preciso, riconoscibile ed originale anche quando estremamente derivativo, in uno degli episodi decisamente più rilassati del suo catalogo. Un album fresco per chi non conosce Lone e al contempo rassicurante certezza come il tepore di una copertina in lana sul divano a novembre per i fan di vecchia data.

Federico Ferrari, Sunspots > POZI, Typing (Prah Recording, 2021)

Un nuovo ep su 12” conferma quanto di buono questo trio di Londra ha espresso di recente (un album e un altro 12”).

La particolarità della formazione (Toby Burroughs – batteria/voce, Rosa Brook – violino/voce, Tom Jones – basso/voce, quindi niente chitarre) esalta il mood espresso dal gruppo, una sorta di descrizione viscerale delle ansie del presente inglese e occidentale, dove non vi sono certezze di alcun tipo e dove la parola “futuro” supera l’accezione di Mark Fisher: l’impossibilità di immaginarlo è stata surclassata dalla sicurezza che tutto volgerà al peggio. Forse l’unica strada sensata è quella che anche i Pozi propongono: interpretare “l’oggi” attraverso un’arte minimale ma abrasiva e produrre arte che offra almeno al momento una risposta.

Gabriele Damiani, Alla Giamaicana!, AA.VV., Rocksteady People (JDI’s Supreme 13 Hits)


Rock A Shacka (Osaka, Giappone) ha fatto uscire il 2 novembre questa compilation in formato lp, cd e digitale: è la prima in assoluto dedicata a raccogliere il materiale della giamaicana JDI, un’etichetta oscura ricercata da collezionisti di tutto il mondo. JDI ha lavorato per 3 anni, dal 1965 al 1967, periodo a cavallo tra la fine dell’epoca ska e il momento di massimo splendore del rocksteady: era diretta da Mr. Copley Johnson, con base al Johnson’s Drive In. Nella raccolta sono contenuti pezzi con backing a cura delle due resident band, The Diamonds e Los Caballeros, strumentali o cantati da voci quali quella di Lloyd Williams e Roy Panton. Il suono delle produzioni JDI è curato e ben definito, con un feel molto diverso rispetto a quello di Studio One o di Prince Buster.

Sono diversi i pezzi inclusi nella compilation i cui testi sono dedicati a uno dei temi caldi dell’epoca: i rudeboy ed il loro temperamento focoso (“Rude Boy’s Prayer”, “Control Your Temper”, “Beware Rudie”). Proprio “Beware Rudie” di Roy Panton, accompagnato dai Los Caballeros, presenta bene questa compilation davvero interessante, certo dedicata al pubblico degli hardcore hardcore conoisseurs ma godibile anche da chiunque sia interessato a scoprire gemme meno conosciute della produzione musicale giamaicana dei mid ’60s.