HOUR OF 13, Black Magick Rites

Il primo Hour Of 13, uscito per Shadow Kingdom nel 2007, ebbe un impatto non indifferente sulla Musica del Destino di quel periodo. Chad Davis riprende ora il suo percorso musicale (più o meno) da dove si era interrotto (333, su Eyes Like Snow, è del 2012) e lo fa con una manciata di brani interamente composti ed eseguiti da lui. Nonostante, dopo aver lavorato con Phil Swanson (cantante di Sumerlands, Seamount, Briton Rites, Lord Of Triumph, Vestal Claret), avesse già realizzato del materiale con Ben Hogg dei Beaten Back To Pure e dei Birds Of Prey (pur occupandosi direttamente della voce ad esempio in “The Rites Of Samhain”, inclusa nell’antologia Salt The Dead: The Rare And Unreleased), ritrovarlo da solo in Black Magick Rites alza le aspettative per questo nuovo inizio. Durante gli otto anni successivi a 333 Davis dubitò sul proseguire il discorso intrapreso e sul come farlo, tanto da modificare a più riprese il nome del progetto (prima Night Magic, poi Hour Of Thirteen) e arrivando a realizzare un paio di ep (Feast And Flame ed A Knell Within The Crypt) contraddistinti da un immaginario il cui retrogusto naif mostrava una mai nascosta ammirazione per i Samhain, senza dimenticare quella per Christian Death e 45 Grave, forse soprattutto per l’iconografia adottata. Non sarà un caso se omaggia i primi nell’ep All Hallow’s Return (2018) con la reinterpretazione di “November’s Fire” (tratta da Samhain III: November-Coming-Fire del 1986) e se la traccia con cui apre Black Magick Rites (“His Majesty Of The Wood”) oscilla tra atmosfere simili a quelle dell’heavy rock dei tardi anni Settanta (i Sorcery di Sinister Soldiers) e ritmiche ipnotiche di matrice post-punk. Ci sono alcuni episodi più radicati nella tradizione del dark sound (“House Of Death”) o nello stile in divenire di alcuni antesignani della Musica del Destino (Sarcofagus): l’approccio compositivo è influenzato da entrambi questi mondi, in fin dei conti meno distanti di quanto si potrebbe pensare. Sono necessari diversi ascolti per interiorizzare le sfumature espressive della voce di Davis e la produzione un po’ polverosa può sembrare anacronistica, ma questi particolari assumono un ruolo essenziale se uno vuole capire il valore di Black Magick Rites.