High Command: distruggi te stesso e il nemico

High Command

Recentemente si è parlato degli High Command e del loro Beyond The Wall Of Desolation. Si tratta di un album caratterizzato da un forte impatto e da un’intensità espressiva non indifferente, che cela una stratificazione (forse) insospettabile. Quella che segue è una chiacchierata con i membri della band….

Come iniziaste a suonare i vostri rispettivi strumenti? Fu la coronazione di un sogno o più un caso?

Ryan (chitarre): Vidi dei videoclip su Mtv e ascoltai della musica alla radio, rimanendo impressionato dal fatto che lo si potesse fare per vivere. Vedendo i Guns’n’Roses in tv pensai “wow, voglio farlo anch’io”.

Berg (basso): Quando ero bambino desideravo essere un paleontologo! Ho sempre apprezzato la musica, ma non ho mai pensato che avrei potuto esibirmi in grossi concerti e registrare la mia musica…

Beyond The Wall Of Desolation costituisce il culmine di un lavoro iniziato alcuni anni fa con la realizzazione di un demo e un ep. Come vedete la vostra evoluzione durante questi primi anni di esistenza della band?   

Ryan: Tutto è diventato più conciso. A volte, quando ascolto il demo, penso che sia stato il frutto di riff improvvisati poi messi insieme, mentre quando abbiamo scritto l’album, lo abbiamo pensato come a una storia con un suo sviluppo e non come una collezione di canzoni.

Berg: È stato speso più tempo a pensare dove ogni riff dovesse andare e come le canzoni dovessero fluire nell’insieme. La maggiore lunghezza del disco ci ha permesso di esplorare il nostro suono inserendo misteriose parti di synth e costruzioni complesse.

Come vi siete incontrati? È stato semplice mettere insieme i vostri (differenti?) gusti e influenze al fine di trovare il vostro stile?

Mike (chitarre): Ci siamo incontrati tutti nella scena musicale di Worcester (Massachusetts). Penso sia stato semplice perché eravamo tutti ispirati da diversi generi musicali e aperti alle novità.

Avete suonato in molte band prima di formare gli High Command? In che modo ritenete che le precedenti esperienze vi abbiano aiutato nell’individuare la vostra strada come musicisti?  

Mike: Abbiamo suonato tutti in molte band a partire dalla metà del primo decennio degli anni 2000. Credo che praticare suonando per anni, trovando la tua strada attraverso i concerti e conoscendo il timbro del tuo strumento in contesti differenti, ti prepari a dare il tuo meglio. Cerco di immedesimarmi col pubblico e capire cosa vorrei vedere da una band.

Pensate che la vostra musica debba essere considerata oscura oppure no? Intendo dire, come considerate le emozioni che desiderate esternare attraverso la vostra musica?

Ryan: Sì, ritengo sia oscura. Mi sento indiavolato quando la scrivo.

Ryan Pitz (batteria): Questo non è proprio pizza thrash! Siamo tutti persone oscure e ciò viene fuori dalla nostra musica.

Berg: Credo sia piuttosto oscura. Questo è un album estraneo alla vita quotidiana e che ti porta lontano dal mondo incasinato in cui viviamo.

Apprezzo il modo in cui suonate musica aggressiva senza perdere di vista l’atmosfera. Come descrivereste le vostre canzoni a qualcuno che non sia solito ascoltare nulla di metal?  

Berg: Rumorose, veloci e aggressive.

Ryan: Una fottutissima grossa spada infilata su per la bocca di qualcuno.

Ryan Pitz: Rock primitivo con un’attitudine da Hood Rich.

Berg: Suona come quando il terzo Jojo picchia a sangue Steely Dan (riferimento al famoso manga, ndr).

Penso che il titolo dell’album sia in qualche modo tanto una dichiarazione di guerra quanto una riflessione su noi stessi. Anche l’immagine di copertina pare ambivalente: il guerriero dalle sembianze demoniache è lì per difendere o per distruggere? Qual è il tema principale affrontato nei vostri testi?

Kevin (voce): È lì sia per difendere che per distruggere. I testi raccontano una storia arcana e mistica, seguendo le tribolazioni e le prove a cui è sottoposto un signore della guerra barbaro.

Mi chiedo spesso quanto i musicisti si interessino agli aspetti tecnici dei processi di registrazione e produzione della loro musica. Il vostro album è caratterizzato da un forte impatto e allo stesso tempo è pieno di parti dinamiche e un pizzico di melodia. Come avete ottenuto questo suono sorprendente?

Berg: C’è qualcosa che amo sentire nei dischi, come in Through Silver And Blood dei Neurosis, un viaggio senza fine da una canzone all’altra, che sto cercando di trasferire nella mia musica. Lavorare con Seth ha aiutato molto, perché ha molta esperienza con queste cose e ha fatto sì che le idee nella nostra testa divenissero realtà.

Siete quel tipo di ragazzi che cercano strumenti vintage oppure no? Come scegliete cosa utilizzare e secondo voi qual è il suono migliore?  

Ryan: Scelgo la mia strumentazione, Marshall, Gibson Les Paul e un Tube Screamer. Lo hanno utilizzato tutti a partire dagli albori del rock and roll e suona fantasticamente.

Berg: Mi piace la strumentazione vintage anni ‘70 perché i miei artisti preferiti la utilizzano e ogni volta che mi trovo nello studio di registrazione cerco di usarla più che posso.

Pitz: Mi piace che la mia batteria sia come la mia donna: grossa, vecchia e rumorosa.

Nelle vostre canzoni ci sono differenti input e (penso) il desiderio di mantenere comunque un certo mood.  Suonate sempre in questo modo oppure improvvisate facendo anche cose differenti?    

Ryan: Quando proviamo, lavoriamo individualmente sulle canzoni, ma tenendo a mente il più ampio fluire dell’album nel suo complesso. Desideravamo che l’album venisse ascoltato nella sua interezza, con ogni canzone che porta con naturalezza alla successiva.

Dovendo menzionare alcuni album con una forte influenza su di voi ma inaspettatamente lontani dal vostro stile, quali scegliereste e perché?  

Berg: Gli Into Another, con il loro album Ignaurus, hanno avuto un enorme influenza su di me come bassista e musicista.

Ryan: Il vecchio country di Chad Atkins ha influenzato il mio modo di suonare e lo stesso hanno fatto le colonne sonore cosmiche di Carl Sagan.

Kevin: Per quanto riguarda i testi, Our Mother The Mountain di Townes Van Zandt, ma anche Zeit dei Tangerine Dream.

Mike: L’omonimo degli Specials, ma anche la musica orchestrale.