HEXIS, Tando Ashanti

A tre anni di distanza dal precedente Alabam, la band black metal hardcore doom Hexis torna con Tando Ashanti, 38 minuti di pura violenza sostenuta da suoni marci e intensi che per tutto il tempo regalano un terribile senso d’angoscia.

Così come Alabam, anche Tando Ashanti è un demone sanguinoso e spietato. Egli richiede infatti il sacrificio simultaneo di 7 uomini e 7 donne e la sua storia emerge prepotentemente nel brano “Septem”, di cui è stato realizzato un video piuttosto evocativo.

Così come c’è una certa dualità rituale nell’alternanza tra giorno e notte e tra vita e morte, anche le prime due tracce dell’album sembrano volerci far scivolare in una sorta di liturgia: da un lato “Tando” ci accompagna lentamente verso un inferno fatto di feedback e accordi sospesi, mentre la voce sussurrata, quasi del tutto sepolta nel mix, recita in latino una sorta di evocazione al demone; dall’altro “Ashanti” è una vera e propria emanazione del male, i riff accelerano con ferocia e la batteria mantiene sempre un ritmo tribale, come a volerci suggerire che una ventata sulfurea e mortifera di malessere allo stato puro è ormai giunta inesorabilmente al nostro fianco.

I nove pezzi successivi seguono un impianto stilistico abbastanza preciso: a livello puramente musicale gli elementi hardcore in senso stretto sono piuttosto blandi, perché gli Hexis riprendono anzitutto l’ethos di questo genere, puntando su canzoni brevi (pochi episodi superano i 3 minuti) e intense, forse un po’ semplicistiche ma efficaci, che si caratterizzano per sonorità più vicine al death metal e allo sludge. Dopo gli split con i Primitive Man e i This Gift Is A Curse sembra che intendano imporsi con un sound estremamente riconoscibile, furente e distruttivo all’interno di quella scena post-metal black che negli ultimi anni ha visto protagoniste band come Celeste e Rorcal. Un buon esempio può essere “Molestus”, in cui la batteria rovinosa e diretta sembra ricordare “Tenebris” (brano di Alabam) mentre cresce d’intensità per lasciare l’ascoltatore attonito e indifeso, come se venisse sorpreso da una forte grandinata estiva. La sezione ritmica oscura e lapidaria fornisce uno sfondo claustrofobico a dei riff che ben si amalgamano con una voce straziante e intensa, che trova il suo apice in “Ritualis”, quando il cantante recita “I can feel your anxiety”.

Nonostante il lavoro non spicchi per originalità, è bene sottolineare che il sound risulta omogeneo e compatto: Tando Ashanti è un vero e proprio banco di prova per gli Hexis, che dopo aver pubblicato Alabam hanno cambiato formazione più volte, fino a che dei fondatori è rimasto solo il cantante, Filip Andersen (della band, tra gli altri, ora fa parte anche l’italiano Tommaso Rey, già alla batteria per i Selva). Attendendo un album che confermi i loro punti di forza, per ora possiamo dire che con questo disco hanno superato la prova.