HEIR APPARENT, The View From Below

Gli Heir Apparent sono da considerare precursori di certo progressive metal anni Novanta, perché durante gli Ottanta realizzarono due album dai quali traspariva una capacità di evolversi assimilabile solo a quella delle band più innovative che sarebbero venute dopo in quel giro. A distanza di quasi trent’anni da One Small Voice (1989), tornano con una formazione sufficientemente fedele a quella originale: a Terry Gorle (chitarra), Derek Peace (basso) e Ray Schwartz (batteria) si aggiungono solamente il tastierista Op Sakiya e il cantante Will Shaw. Dal punto di vista compositivo, inoltre, riprendono il discorso più o meno da dove lo avevano interrotto, nonostante a The View From Below manchi il coraggio di sperimentare della band da giovane.

A parte qualche momento in cui le linee vocali s’inaspriscono, il disco viaggia su territori sospesi tra prog e hard rock melodico, relegando al passato gli intricati intrecci di matrice US metal. Ovviamente si percepisce quali siano le origini della formazione di Seattle (“Savior”), che quando spinge sull’acceleratore emoziona come ai tempi di Graceful Inheritance del 1986, anche se, ad esempio, non si può dire che quanto proposto in “Further And Farther” potrebbe starci a fianco. La produzione è stata curata dalla band stessa in collaborazione con Tom Hall, che aveva già messo mano proprio sul debutto e su un paio di lavori dei Queensrÿche (l’ep omonimo, 1983 ed Empire, 1990). Probabile non si tratti di un caso, bensì di un’esigenza precisa della band, consapevole di essersi spostata su coordinate non del tutto aliene a quanto fatto in passato, ma comunque più congeniali a un altro tipo di pubblico. Formalmente si tratta di un ottimo ritorno ed episodi quali “Here We Aren’t” non lasceranno indifferenti gli ascoltatori più raffinati.