Gerrit Mutz [Dawn Of Winter, Sacred Steel, Angel Of Damnation, Battleroar]

Dawn Of Winter

A quattordici anni avevo iniziato a leggere da poco riviste musicali specializzate in heavy metal e affini. In un numero di Metal Shock trovai un’intervista ai Sacred Steel che attirò la mia attenzione, in quanto per la prima volta (o quasi) vedevo una band heavy metal davvero giovane che sembrava uscita direttamente dagli anni Ottanta. Con il tempo imparai a conoscere Gerrit Mutz e le altre band di cui aveva fatto parte, tra le quali i Dawn Of Winter. Il primo approccio alla loro musica avvenne attraverso il demo Doomcult Performance, che a essere sincero non mi colpì particolarmente. Con il trascorrere degli anni mi procurai anche il primo album In The Valley Of Tears (1998) e gli altri nastri pubblicati nei primi anni Novanta. Ritrovai una band molto interessante che forse – pensavo allora – aveva dato il meglio di sé durante i primi anni di carriera. Non sarebbe stata la prima, ma nemmeno l’ultima. Dovetti ricredermi con l’uscita di The Peaceful Dead (2008), uno dei migliori album doom degli anni Duemila. Nel frattempo Gerrit Mutz avrebbe iniziato a collaborare con gli Angel Of Damnation, dei quali abbiamo recensito recentemente il nuovo disco Heathen Witchcraft, di poco seguito da Pray For Doom dei Dawn Of Winter. Tanto materiale in così poco tempo ci ha spinti a volere scambiare alcune parole con lui, che oltretutto si è dimostrato estremamente gentile…

Heathen Witchcraft è qualcosa di inaspettato, in quanto quest’anno hai già pubblicato molta musica (Battleroar, Dawn Of Winter e Angel Of Damnation). Quindi mi chiedo in quale modo lavori sui tuoi differenti progetti. Quale è il tuo obiettivo principale con ognuna delle band con cui suoni?

Gerrit Mutz: Bene, ho registrato le linee vocali per Heathen Witchcraft quasi un anno fa e quelle per i Dawn Of Winter in aprile, mentre per i Battleroar lo scorso gennaio. Dunque non è stato un problema concentrarsi su ogni registrazione, perché in ogni momento ho avuto modo di concentrarmi su di un preciso progetto.
È stata una coincidenza che sia Angel Of Damnation che Dawn Of Winter siano stati rimandati a causa di ragioni differenti e che ora escano entrambi più o meno nello stesso periodo. A volte non è per nulla semplice essere coinvolti in quattro band, ma tento di tenerle il più separate possibile e di non fare accadere troppe cose nello stesso momento. Il mio obiettivo? Solamente quello di cantare al meglio e di proporre agganci e testi adatti ad ogni band. Questo è quanto. Battleroar è la band di Kostas e cerco tutt’al più di completare la sua visione. Angel Of Damnation è la band di Daniel e anche qui cerco perlopiù di completare la sua visione. Dawn Of Winter e Sacred Steel sono le mie band ed è ovviamente qui che traccio il mio sentiero e la mia visione in maniera più completa.

Angel Of Damnation non è una band prolifica eppure la vostra proposta si è evoluta un po’ ad ogni uscita. In particolare Heathen Witchcraft appare esere un album davvero ben fatto. Cosa ti ha spinto ad entrare a fare parte di questo progetto nel 2004?

La nuova sezione ritmica è affiatata e suona meglio rispetto ai ragazzi che si erano occupati del vecchio materiale. Amo il nuovo album e il modo in cui è venuto fuori nella sua totalità.
Ai tempi Daniel mi chiese se volessi cantare alcune canzoni per il suo progetto doom e dissi di sì. Da allora non ho mai detto no…

Per quanto ne so, la tua prima band doom sono stati i Cemetery (poi rinominati Dawn Of Winter). Siete stati una delle prime doom band tedesche, quindi mi chiedo cosa vi abbia spinti a suonare questo stile di musica in un periodo in cui nessun altro lo faceva. Quali ricordi serbi di quel periodo e in che modo ritieni che la scena nel vostro Paese sia cambiata da allora?

Credo che siamo stati la prima doom band in Germania e tutti gli altri siano arrivati leggermente dopo, ma chi lo sa… magari ho dimenticato qualcuno? Ricordo Jochen dei Mirror Of Deception comprare il nostro secondo demo tape da me. È da allora che siamo amici. Ai tempi non c’era una reale scena doom in Germania e le poche persone che incontravi ai concerti dei Saint Vitus erano tutti amici e per la maggior parte musicisti…
Iniziai a suonare doom perché desideravo mantenere in vita lo stile dei Saint Vitus con alla voce Scott Reagers e da allora ho cercato di proporre qualcosa di davvero simile. Ero un chitarrista di merda e un batterista altrettanto incapace, così iniziai a cantare e in un certo modo funzionò meglio, così ho perseverato. La scena è cambiata drasticamente. Allora il pieno ad eventi come l’Hammer Of Doom o ragazze che indossano magliette di Pentagram e Angel Witch sarebbe stato impensabile.
Era una scena per perdenti e outsider. Ora invece è una sorta di moda.

Siccome canti in due differenti doom band, mi chiedo in che modo il tuo approccio cambi in ognuna di esse. Musicalmente e concettualmente sono diverse, ma tu sei la medesima persona…

La differenza è che Dawn Of Winter è davvero molto personale dal punto di vista dei testi, mentre Angel Of Damnation è solo pura adorazione di temi blasfemi e occulti. Anche a livello di musica le due band sono enormemente differenti. Come ovvio le mie linee vocali sono un legame tra le due band ed è naturale che sia così. Forse a volte in Angel Of Damnation adotto uno stile più aggressivo e meno melodico, ma ciò si adatta bene all’atmosfera. Dawn Of Winter è davvero vicino al mio cuore. Sono io. Come detto prima, in Angel Of Damnation sono “solo” il cantante. Per me è come recitare in un opera teatrale. È anche il motivo per cui ricorro a uno pseudonimo.

I Dawn Of Winter stanno per pubblicare Pray For Doom dieci anni dopo lo stupendo The Peaceful Dead. In che modo vedi le vostre precedenti uscite e quali ricordi serbi di ognuna di esse?

Non ricordo molto dei vecchi tempi. Troppa erba e alcool. Oggi sono sobrio, ma i ricordi sono definitivamente andati. Ti riferisci maggiormente agli album? Bene, Valley Of Tears era un buon debutto, un poco discontinuo, ma avventuroso a tratti. The Peaceful Dead per me era vicino alla perfezione e anche il nuovo album si mantiene sugli stessi livelli. Mi sarebbe piaciuto raccontarti alcune storie su quei periodi, ma o non è accaduto nulla di speciale oppure più semplicemente ho dimenticato troppe cose. Scusami.

Angel Of Damnation

Il nuovo Dawn Of Winter ha delle belle melodie e sembra essere diverso dai suoi predecessori (specialmente In The Valley Of Tears). È trascorso molto tempo e probabilmente sei cambiato sia come persona che come musicista. Cosa è che ti spinge dopo tutti questi anni a narrare ancora storie piene di disperazione e sofferenza?

Sicuramente cambiamo tutti. Quantomeno chi non è del tutto stupido. Il cambiamento è naturale. Amo ancora il doom metal. È la musica perfetta per me e le mie variazioni d’umore. Posso ascoltare in continuazione doom metal. A volte altri stili di musica sono troppo per me. La vita è come essere intrappolati in un sogno in cui non sai mai cosa aspettarti. A volte è un incubo ma la cosa buona è che un giorno ti ritroverai morto e avrai conquistato la pace. Disperazione e sofferenza occupano gran parte della mia vita, dunque non ho alcuna ragione per smettere di parlarne attraverso le mie canzoni. Tutti affrontiamo la perdita dell’amore o di una persona cui vogliamo bene, quindi credo che, se interessato, chiunque possa ritrovarsi nei testi che scrivo.

Durante gli ultimi dieci anni circa il doom è diventato uno stile di musica popolare, ma molte delle grandi band degli anni Ottanta e Novanta sono rimaste poco conosciute. Ci sono alcune nuove band che apprezzi e che ritieni affini alla tua visione di questo stile musicale?

Ascolto spesso un programma radio via web che si chiama Seeds Of Doom e in cui si parla di molte nuove band doom. Chiunque sia interessato nello scoprire nuove band dovrebbe dedicargli un ascolto! Le ultime band che mi hanno realmente rapito sono state Orodruin e Pilgrim. Anche i Mansion sono immensi. Non sono più così bravo a elencare nomi. Ah sì, gli Spiritual Void sono grandi! Abbiamo appena suonato con loro. Propongono puro doom!

Agli inizi della tua carriera hai realizzato molti demo tape. A quel tempo non c’erano molte doom band che registravano professionalmente, quindi sarei interessato a sapere qualcosa in più su quegli anni. Quali sono i tuoi ricordi legati al tape trading?

A essere onesto, credo che allora io, Jochen dei Mirror Of Deception e Uwe dei Naevus fossimo la scena nella nostra area. Non c’erano molte più persone coinvolte. Come detto prima, non c’era una vera e propria scena. Quando c’erano piccoli eventi doom, venivano qui band da tutta l’Europa, ma i paganti erano solo una quarantina. Vidi gli Obsessed nel 1991 o 1992 e suonarono di fronte a cinquanta persone. La maggior parte dei concerti dei Saint Vitus cui ho assistito nei tardi Ottanta o primi Novanta vedevano arrivare forse cento paganti. Ero in contatto con molte persone da tutto il mondo, tra le quali Lee dei Cathedral, John dei Revelation, John dei Solitude Aeturnus, Stevo dei Church Of Misery, Tom dei While Heaven Wept, Rich dei Solstice… era una piccola famiglia e ci scambiavamo materiale. Oggi ti basta utilizzare YouTube e WhatsApp. Non c’è più spazio per lettere reali e puoi scoprire di tutto in un minuto senza aspettare l’arrivo del pacco. È un periodo buono ma frenetico. Mi mancano i periodi in cui tutto era più lento.

Considero ancora oggi Visions Of Power dei Tragedy Divine come un album speciale e sarei curioso di sapere qualcosa in più riguardo alla sua genesi e le tematiche in esso affrontate…

Desideravamo realizzare un album tedesco con delle sonorità US, un disco che fosse in grado di resistere al passare del tempo. Credo che ci riuscimmo. Sono ancora orgoglioso di quell’album. Sfortunatamente i colori della copertina vennero da schifo, il risultato fu ridicolo e la casa discografica non fece nulla per migliorare la situazione. Tempistica sbagliata, posto sbagliato e casa discografica sbagliata.
Avevamo impiegato anni nello scrivere quelle canzoni perché eravamo compositori con tempistiche lunghe e prestavamo attenzione a ogni piccolo dettaglio. Il risultato fu comunque buono e ne fummo felici, ad eccezione dei colori della copertina e dell’inserto in bianco e nero, che avrebbe dovuto essere a colori.

Cosa puoi dirci a proposito dell’aspetto visuale dei tuoi album? Laddove Heathen Witchcraft è presentato da un bellissimo disegno, Pray For Doom mostra una foto. Quali sono i temi sottostanti questa scelta?

Non sono stato coinvolto nella scelta delle copertine. Le ho soltanto viste e apprezzate. Amo quella di Heathen Witchcraft! Simboleggia molto bene i contenuti dei testi. Quella del nuovo album dei Dawn Of Winter è una foto scattata dal nostro chitarrista Jörg in un cimitero in Italia. È una statua famosa. Anche questa è bella. Il tema? Aderire ai testi e all’umore complessivo del disco. Secondo me ha funzionato in entrambi i casi.

Non essendo un musicista, mi chiedo spesso quanto i membri delle band siano coinvolti nella produzione e nella scelta dei suoni della loro stessa musica. Ritieni sia un aspetto importante della musica e perché? Te lo chiedo perché oggi molte persone ascoltano file mp3 e flac, quindi forse non sanno nulla riguardo a come debba venire fuori un buon disco e forse considerano questi aspetti come sopravvalutati.

L’unico aspetto cui presto attenzione è che l’idea che ho nella mia testa corrisponda a quella della versione definitiva in vinile o cd. Non ho mai badato ai dettagli tecnici. È l’atmosfera a dover essere catturata. Ci sono dischi con suoni di merda (Saint Vitus o Darkthrone) che adoro totalmente!
Non apprezzo le produzioni perfette. Un disco deve avere una propria vita. Detesto le produzioni identiche le une alle altre. Mi piace la perfezione, ma per me la perfezione può essere qualcosa che tutti gli altri considerano imperfetto.

Inoltre, credo che ognuna delle band in cui canti abbia differenti peculiarità e forse anche un’idea differente riguardo a come debba venire fuori un disco. Dico bene?

Assolutamente! Ogni album deve avere la propria personalità e si devono potere ascoltare i musicisti con il loro carattere specifico e non il produttore, lo studio o i troppi effetti.

Grazie per il tuo tempo. Puoi concludere l’intervista come preferisci…

Il mio computer fa schifo e non è stato un piacere scrivere su questa vecchia baldracca, ma le tue domande sono state grandiose! Ancora grazie per il tuo supporto. Stay doomed!