GARDEN OF WORM, Idle Stones

GARDEN OF WORM, Idle Stones

Scarno a partire dalla copertina, Idle Stones vede il ritorno dei finnici Garden Of Worm in una forma rinnovata. La tendenza a proporre paesaggi sonori delicati e sommessi è una loro prerogativa sin dai tempi di The Witch Comes Back To Life (2004), cosa resasi più evidente in occasione del debutto sulla lunga distanza (2010), in cui la vena progressiva aveva iniziato a prendere il sopravvento. Ora Sami Harju (voce, basso), Micke Suvanto (batteria) ed Erno Taipale (chitarra, voce) aggiungono alla propria formula anche cospicue dosi d’improvvisazione e trasformano i Garden Of Worm in una creatura che – pur attingendo dalla psichedelia – si rivela essere ancor più radicata nel doom dei Revelation. Se prima erano dediti alla riscoperta di determinate sonorità e vi si accostavano con cautela, mostrando in ogni loro produzione una sfumatura differente, qui incarnano il prototipo della band che ha conquistato una propria forma espressiva. “The Sleeper including Being Is More Than Life” si dipana lungo quasi venti minuti ed è contraddistinta da un’intensità emotiva che mai sinora era stata carezzata dal trio di Tampere, assorbito da sonorità kraut (Amon Düül, Guru Guru…), ma soprattutto da un’invidiabile capacità di evocare immagini con un garbo, assimilabile a quello dei primi Soft Machine. Ne risulta un album sfaccettato, talvolta poco a fuoco, ma che alla fine regala intense emozioni.