GARDEN OF WORM, Erno Taipale e Sami Harju

GARDEN OF WORM

Ogni mese arrivano alla redazione virtuale di The New Noise numerosi album da recensire e il più delle volte si tratta di titoli nuovi e poco conosciuti. Per molti colleghi deve essere stato lo stesso anche leggendo il nome Garden Of Worm, che invece in chi scrive richiama alla mente il periodo in cui muoveva i primi passi all’interno della scena doom. Trattasi di una formazione nata come progetto estemporaneo e autrice di diversi demo ed ep, oltre che di un lp omonimo pubblicato in sordina da Shadow Kingdom. Il non fare rumore è una caratteristica della formazione finnica, che con pazienza è riuscita a mettere insieme una discografia nutrita e di alto livello. Si può dire che abbiano in loro le caratteristiche della band d’altri tempi, quando prima di raggiungere il traguardo del 12” si accumulava esperienza, condividendo il palco con chiunque e testando le proprie capacità innanzitutto su formati più contenuti. Dal passato attingono anche per ottenere un suono sospeso tra doom e sfumature progressive rock, ora arricchito da fughe strumentali psichedeliche e da un approccio vocale sempre più pacato. Del nuovo lp Idle Stones e di altro ancora abbiamo avuto il piacere di discorrere con Erno Taipale (chitarra, voce) e Sami Harju (voce, basso).

Sembra che dopo la realizzazione del vostro album di debutto (2010), abbiate messo la band in stand by. Che cosa avete fatto (da un punto di vista musicale) durante questo periodo?

Erno Taipale: Non è stata una completa ibernazione per il progetto Garden Of Worm, in quanto abbiamo iniziato a lavorare subito sul nuovo materiale e abbiamo anche suonato alcune volte. Durante questo periodo sono rimasto attivo anche con le mie altre band: ho registrato due lp con Seremonia e un ep e un lp con Tii Nakujalka. Sono state fatte anche numerose date dal vivo, in particolare coi Seremonia.

Sami Harju: Abbiamo suonato insieme abbastanza regolarmente durante questo periodo, e ciò ha decisamente influito sulla riuscita del materiale incluso in Idle Stones. Sento che prendersi il tempo per lasciare che le nuove idee acquisiscano lentamente forma e trovare nuove forme espressive alla fine paghi.

È stato complesso trovare la giusta etichetta discografica per la realizzazione di Idle Stones?

Erno Taipale: Sono entrato in contatto con Jarkko e Tomi di Svart Records grazie ai Seremonia e abbiamo avuto conversazioni riguardanti la possibilità di pubblicare nuovo materiale dei Garden Of Worm, dunque è stato abbastanza semplice.

La mia prima impressione riguardo al nuovo album è stata che la prima metà (le prime tre composizioni) sia sensibilmente diversa dalla seconda metà. In che modo avete scelto quali brani includere nell’album? Avevate in mente di creare questo effetto quando avete deciso la tracklist?

Sami Harju: “The Sleeper” è stata con noi, in una forma o nell’altra, per alcuni anni ed è stato chiaro sin dall’inizio che ci chiedeva di essere il brano di chiusura del nuovo album. Le altre tre canzoni hanno trovato il loro posto in modo quasi naturale, in quanto sentivamo che condividevano tutte lo stesso tipo di energia e di atmosfera. Inoltre, l’ossatura dell’album è stata decisa tenendo in mente che sarebbe stato realizzato in vinile, il che ci ha dato uno schema di riferimento su cui lavorare. Ma sì, questo effetto, o piuttosto una specifica trama, era ciò che desideravamo che l’album avesse.

Le nuove composizioni (in particolare “The Sleeper including Being Is More Than Life”) sono allo stesso tempo avventurose e orecchiabili. Avete provato molte volte per completarle o è stato un processo naturale?

Erno Taipale: Abbiamo suonato dal vivo la maggior parte delle canzoni, quindi hanno iniziato a prendere la loro forma specifica molto presto. D’altra parte, in esse c’è molta improvvisazione libera, quindi sono molto diverse ogni volta che le suoniamo. Suppongo che il lento processo di maturazione sia un qualcosa che permette al materiale di andare verso questa direzione libera.

Sami Harju: Decisamente sì. Penso che le canzoni sarebbero uscite fuori in modo differente se non avessimo avuto a disposizione tutto questo tempo. Intendo dire che probabilmente non è una questione di quanto tempo abbiamo provato, quanto piuttosto di come il tempo e il periodo di solitudine abbiano influenzato il nostro suono in generale.

Quali sono oggi le vostre impressioni riguardo al vostro album di debutto? Ne siete ancora soddisfatti o vorreste cambiarne qualcosa?

Erno Taipale: Ne sono ancora soddisfatto, è il prodotto di un certo periodo dell’arco di vita dei Garden Of Worm. Non potremmo fare di nuovo un album simile, né lo desideriamo.

Sami Harju: Esatto. Suppongo ci sia sempre qualcosa che guardandoti indietro avresti voluto fare diversamente, ma non ha alcun senso considerare il tuo lavoro passato in questo modo. O no? Ci focalizziamo piuttosto sul presente o sui piani per il futuro.

Oggi avete un suono personale che è facile da riconoscere. Che tipo di strumentazione utilizzate (pedali, gears…)?

Erno Taipale: Utilizzo Hagström Swede con un vibrato Bigsby, vecchi amplificatori Laney Supergroup e un cabinet Framus 2×12. E alcuni wah, delay, tremolo, e un booster per ottenere suoni più aggressivi.

Sami Harju: Il mio basso principale è un EB-0 style vintage Ibanez, pre-1974, penso. L’amplificatore che utilizzo è un Sound City 120 risalente alla metà degli anni Settanta e la mia cassa è una 8×10” Ampeg. Utilizzo inoltre un pedale overdrive per conferire al suono un po’ più di spinta e forma. Non so molto a proposito della batteria di Jani, ma suppongo che sia abbastanza propenso a utilizzare molti piatti!

Quali sono oggi i temi principali che trattate nei vostri testi? Avete cambiato il vostro approccio ai testi dai tempi di The Witch Comes Back To Life?

Erno Taipale: I nostri testi oggi hanno a che fare con problematiche davvero personali, mentre ai primi tempi erano più sulla falsariga delle tipiche tematiche doom o heavy metal.

Sami Harju: Sì, nello stesso periodo in cui i Garden Of Worm sono diventati sempre più una vera band piuttosto che una sorta di progetto, anche i testi sono divenuti sempre più personali. Inoltre, scrivo molto a proposito di argomenti che hanno a che vedere con la relazione tra uomo e natura, o la natura in generale, in quanto la considero una fonte infinita d’ispirazione.

So che apprezzate tanto il doom quanto il progressive rock. Quali sono i vostri dischi preferiti?

Erno Taipale: Ci sono molti grandi album in entrambi i generi, specialmente nel progressive rock, che è un vasto oceano. I Black Sabbath sono tra i miei preferiti di sempre, una delle band che ascoltavo quando ho iniziato sentire musica, tramite mio padre e mia zia. Se dovessi scegliere un loro album, direi Vol 4. Altri dischi doom preferiti sono Day Of Reckoning dei Pentagram, il primo 7” degli Obsessed, Yet So Far dei Revelation e Balance Of Power degli Unorthodox. Per quanto riguarda il prog rock, i King Crimson, è abbastanza ovvio, e in particolare il loro primo lp. Un altro album che amo da sempre è Sov Gott Rose-Marie degli International Harvester (una band che più tardi avrebbe cambiato il nome in Harvest e che si è poi evoluta in Träd Gräs & Stenar). Non posso vivere nemmeno senza il krautrock, gli Amon Düül (II) sono grandi (Paradieswärts Düül e Yeti), il primo lp dei Mythos, alcuni album dei Popol Vuh (specialmente In Den Gärten Pharaos e Letzte Tage – Lezte Nächte). C’è dell’eccezionale prog rock anche in Finlandia, come ad esempio i primi due lp degli Haikara, People No Names dei Kalevala e Lambert Land dei Tasavallan Presidentti.

Come vedete l’attuale scena rock? Ci sono alcune (nuove) band che seguite e che vorreste condividere con i nostri lettori?

Erno Taipale: C’è una scena davvero attiva dove abitiamo a Tampere e molte grandi band dedite ai generi più disparati. Aortaorta, Death Hawks, Talmud Beach, Räjäyttäjät, Sokea Piste e Kemialliset Ystävät, giusto per citarne alcune. Siamo in rapporto di amicizia con le doom band finlandesi The Wandering Midget e Caskets Open, che spaccano. Devo menzionare anche Skogen Brinner: nonostante non siano finlandesi, sono anche loro una grande band!

Vi piace leggere? Quali sono i vostri libri e/o autori preferiti?

Erno Taipale: Leggo molto e diversi tipi di libri. Ultimamente ho letto racconti di autori meglio noti per essere musicisti, come M.A. Numminen, Kauko Röyhkä, Tommi Liimatta e Patti Smith. È complicato menzionare un qualsiasi autore preferito, ma non si può sbagliare con classici come Tolkien, Bulgakov e Miller.

Sami Harju: Rest in peace, Sir Terry Pratchett.

Cosa potete dirci a proposito del vostro Paese e delle sensazioni che vi trasmette? Quali sono i luoghi che preferite dalle vostre parti?

Erno Taipale: C’è della natura meravigliosa tutto intorno a noi, ed è probabilmente la cosa che amo di più della Finlandia. Foreste e laghi. Mi addentro nella natura davvero spesso, in particolare durante l’estate.

Sami Harju: Sì, per esempio la nostra città si trova tra due laghi e puoi facilmente fare una camminata nella foresta vicina. È un buon posto in cui abitare, non è troppo febbrile e nonostante questo succede sempre qualcosa di interessante.

Grazie per il vostro tempo. Siete liberi di concludere l’intervista affrontando qualcosa che ritenete importante e che le mie domande non hanno messo in luce….

Sami Harju: Un grazie per l’intervista!