FOSCOR, Els Sepulcres Blancs

FOSCOR, Els Sepulcres Blancs

Su The New Noise si era già parlato dei Foscor e sempre in toni positivi. Da qualche tempo hanno intrapreso un’evoluzione che li ha portati a divenire una band progressive dai toni crepuscolari e pare abbiano raggiunto la loro forma espressiva ideale. In questo nuovo album vi è molta atmosfera e i brani risultano essere non solo melodici, ma anche ariosi. In alcuni momenti ricordano i Novembre, anche se il fatto di cantare in catalano li differenzia e infonde una loro musicalità specifica che (ne sono certo) non sortirebbe il medesimo effetto se ricorressero più spesso all’inglese. Le loro canzoni sono attraversate da una malinconia che sa posarsi con delicatezza, senza essere destabilizzante e allo stesso tempo concedendo spazio anche ad altre sensazioni. Esemplare in tal senso è l’incipit di “Cel Rogent”, heavy e un poco dissonante eppure predisposto ad accogliere con naturalezza le linee vocali di Fiar, di fatto elemento centrale per una proposta incentrata sulle emozioni come quella della formazione di Barcellona. La produzione è molto simile a quella dei due dischi precedenti (da Les Irreals Visions, 2017) e conferisce una patina di omogeneità a Els Sepulcres Blancs e alle sue frequenti variazioni ritmiche. Si denotano alcune timide incursioni in territori affini al post-blackmetal in senso stretto (quello dei primi Alcest), con alcuni pattern davvero ben inseriti nel contesto generale dell’album e, nonostante le loro composizioni si nutrano maggiormente di sensazioni umbratili, queste lievi divagazioni evitano di ripetere determinate soluzioni stilistiche. Ogni episodio ha una sua specificità e piccoli elementi che lo differenziano dal precedente, come i cori e una struttura che di volta in volta tende maggiormente verso il rock oppure (sempre meno) il metal in cui i Foscor affondano le proprie radici.