FATAL CURSE, Breaking The Trance

Con Breaking The Trance ci si ricongiunge idealmente a una concezione di heavy metal che non è mai stata realmente collocata né a livello geografico, né sulla linea del tempo. I newyorkesi Fatal Curse, infatti, propongono quello che viene comunemente definito speed metal e lo fanno senza sbilanciarsi né verso la classica NWOBHM (che comunque resta ben presente tra le pieghe delle canzoni) né verso il thrash. A dispetto delle loro origini, si potrebbe dire che i loro punti di riferimento vadano ricercati in Europa e in particolare in alcuni lavori di Tokyo Blade e Diamond Head. Non lesinano riferimenti allo US metal dei primi Riot eppure mantengono quell’attitudine vagamente punk che in quegli stessi anni negli USA era (facendo le dovute eccezioni) poco presente e che esplose poi grazie al movimento thrash. A colpire è il fatto di trovarsi di fronte a una sorta di compendio di ciò che fu realizzato prima del 1984 e che nonostante questo si abbia – soprattutto per via dello stile vocale – la sensazione di avere tra le mani un album degli anni Duemila.

I Fatal Curse, in sostanza, sono assimilabili agli Enforcer di Into The Night, seppure meno sguaiati e più inclini a proporre brani leggermente complessi, nei quali riff buoni per spezzarsi il collo si alternano a (brevi) passaggi durante i quali riprendere fiato. Nel disco, del resto, ci sono anche una manciata di episodi cadenzati e la struttura dei brani include cambi di tempo che aprono al trio la possibilità di evolversi ulteriormente.