Falls Of Rauros: memorie di un passato a venire

Falls Of Rauros: memorie di un passato a venire

Recentemente si è avuto modo di parlare di Patterns In Mythology dei Falls Of Rauros, punto di incontro tra (post) black metal e tradizione. La sua profondità emotiva ci ha colpiti al punto da volerne conoscere la genesi confrontandoci con uno dei fondatori della band, Aaron. Buona lettura.

Sinora avete realizzato cinque album. Essendovi evoluti dai tempi di Hail Wind And Hewn Oak, mi chiedo in che modo consideriate ora i vostri album precedenti e come crediate di essere cambiati.

Aaron: Ognuno dei nostri album ha rappresentato una tappa del percorso che ci ha portati dove siamo oggi. Seguiamo una filosofia secondo la quale ogni disco deve essere unico e mostrare una qualche sorta di evoluzione, pur portando il nostro timbro e suonando sempre come un lavoro dei Falls Of Rauros. Ogni volta che scriviamo un album cerchiamo di spingere le nostre performance un poco oltre, senza divenire più tecnici in una maniera fine a se stessa. L’obiettivo principale è quello di scrivere composizioni migliori e provare cose nuove, nella speranza di raggiungere una sensazione di pienezza ogni qual volta completiamo un disco. I nostri primi album sono decisamente meno stratificati, oltre che costruiti in maniera poco meticolosa. Secondo la mia opinione tendono inoltre a mostrare minore personalità; apprezzo i nostri primi album, ma non credo che abbiamo realmente iniziato a esplorare la nostra identità sino a Believe In No Coming Shore (2014). Ora nella nostra musica ci sono molte più zone grigie. Gli aspetti folk e metal sino ad allora separati, hanno trovato un ponte nella musica “rock”, che ci permette di sperimentare con una più ampia gamma di toni, umori, timbriche…

Come descrivereste questi primi quindici anni circa insieme come band? Serbate alcuni ricordi da condividere con i nostri lettori?

Siamo stati tutti amici a partire dall’infanzia, quindi la nostra storia comune risale a molto prima della nascita dei Falls Of Rauros. Inoltre Evan è mio fratello, quindi lo conosco da tutta la vita. Questi anni insieme sono stati lenti, seri e – onestamente – splendidi. Nonostante la mancanza di tour su scala mondiale, negli ultimi anni abbiamo iniziato a suonare maggiormente in giro rispetto ai primi tempi e avere avuto l’opportunità di viaggiare, e suonare con i nostri migliori amici è incredibile. Sarà sempre solo un hobby, in quanto il tipo di musica che proponiamo non ci dà modo di trasformarlo in una professione, ma per me è fantastico potere continuare come stiamo facendo ora. Ricordi? Non mi viene in mente nulla di così necessario da condividere, sfortunatamente. Forse incontrandoci di persona e in altre circostanze…

Nelle vostre composizioni trovo una profonda stratificazione e un ampia gamma di sensazioni. C’è qualcosa che riteniate essere prominente? Quali sono le emozioni che desiderate far confluire nella vostra musica?

Una delle caratteristiche principali della nostra musica è la varietà. Abbiamo cercato di offrirne sempre più, non solo alternando dinamiche rumorose e quiete, ma anche quanto a densità, arrangiamenti, scelta della strumentazione, degli amplificatori, degli effetti, dello spettro di melodie… Siamo alla ricerca di una sorta di equilibrio ideale tra ferocia e grazia, che ci permetta di non alternarle in maniera evidente. Il filo conduttore emotivo dei nostri album potrebbe essere ricondotto alla tristezza, ma si tratta di una descrizione unidimensionale. Ritengo che si possa ampliare il concetto includendo ansia, incertezza, rabbia e speranza/rassegnazione, permettendoci di avvicinarci al fulcro di ciò che desideriamo esprimere. Suppongo che, come con la musica stessa, abbia cercato di rendere i miei testi meno diretti e meno inclini a fissarsi negli anni. Stiamo cercando di crescere con costanza (verosimilmente pagando il prezzo di una minore esposizione sul mercato!).

Apprezzo il modo in cui lasciate che la malinconia si infiltri nei passaggi black metal. Nella vostra musica c’è anche un pizzico di folk (più presente nei vostri primi lavori) e nel complesso sembra aneliate a plasmare un’atmosfera evocativa. Questi aspetti hanno origine insieme o piuttosto costituiscono momenti differenti del vostro processo creativo, quantomeno in Patterns In Mythology? Come vi approcciate a una nuova canzone e in quale misura ritenete che il vostro processo creativo si sia modificato negli anni? 

Mentre ognuno di noi era abituato a scrivere molti riff separatamente per poi presentarli agli altri durante la fase di composizione, a partire da Believe In No Coming Shore abbiamo iniziato a scrivere e incrementare le idee tutti insieme durante le prove. Questo approccio è stato abbondantemente portato avanti, nonostante Patterns in Mythology abbia richiesto la scrittura a distanza di alcune parti, a causa del mio vivere in un altro Stato. Abbiamo comunque trascorso molte settimane insieme, perfezionando certi dettagli delle composizioni e buttando giù le idee per gli arrangiamenti ancora prima di entrare in studio di registrazione. Le parti folk e quelle rock vengono scritte insieme alle frazioni metal. Tipicamente, quando abbiamo in mente una parte melodica, ne esploriamo le differenti possibilità in ambito folk o rock, con una chitarra acustica e con un suono non distorto, magari con un tocco di overdrive o un suono di chitarra più psichedelico, ecc. Tentiamo anche alcune variazioni di quella melodia in versione metal. Talvolta esploriamo una certa melodia stratificata su diversi riff presenti in altri momenti della canzone. Ci sono molta sperimentazione e ripensamenti, ma spesso prevale l’istinto. Alcune idee vengono velocemente e facilmente, mentre altre richiedono più lavoro.

Falls Of Rauros: memorie di un passato a venire

Il vostro nome deriva da quello di una cascata descritta ne “Il Signore degli anelli”, ma allo stesso tempo i vostri testi paiono trattare emozioni intime. Mi chiedo se tutte le nuove canzoni siano state scritte durante lo stesso periodo e se ci sia un tema comune che attraversi i vostri differenti album.

Tutte le canzoni di ogni album nascono durante quello specifico periodo. Non abbiamo mai utilizzato vecchie canzoni su un nuovo disco. Non abbiamo un archivio di vecchia musica a cui attingere; ogni volta che scriviamo un album partiamo con idee inedite e dal primo stadio di composizione. Quello che ci sta influenzando in questo preciso momento potrebbe finire in prima linea, ma potrebbero non esserci influenze palesemente riconoscibili; a volte semplicemente scriviamo musica e quello che ne viene fuori viene accettato così com’è. Detto questo, non ci sono temi precisi. Non abbiamo mai scritto un concept album, eppure ci sono alcuni tratti comuni ai nostri dischi, degli elementi distintivi “non ufficiali”. Non c’è mai stato alcun testo di tipo fantasy e non credo ci sarà mai. Il nome della band è stato preso da Tolkien, ma non siamo una fantasy metal band o nulla del genere; non è che io abbia qualche problema con i testi fantasy nel metal, perché in realtà mi piacciono, ma è un tipo di approccio che non fa per me, nel momento in cui mi ritrovo a scrivere cercando di conferire un peso emotivo alla musica.

Ritenete di aver modificato il vostro approccio ai testi oppure no? Se sì, in che modo?

I nostri testi sono sempre stati ampiamente personali e “filosofici” (se mi permettete di usare questo termine). Possono virare verso la politica, ma non in maniera così diretta da rendere meno appropriata la descrizione di tipo personale e “filosofico”. Il modo principale in cui i miei testi si sono evoluti negli anni riguarda la maggiore quantità di tempo che ora ci dedico rispetto agli inizi. Cerco di assicurarmi di essere soddisfatto dalle vibrazioni emanate dal testo, ma mi interessa soprattutto l’aspetto vocale. Desidero che abbiano impatto e che siano interessanti, in quanto sono la prima cosa che l’ascoltatore nota, cercando di estrapolarne un qualche valore. Quindi le linee vocali e le ritmiche sono le prime su cui lavoriamo, il che richiede ancora più lavoro sui testi se intendo essere soddisfatto del linguaggio utilizzato e fare in modo che si adattino alle parti vocali già predisposte. Richiede molta pazienza.

La natura che ci circonda ricopre un ruolo importante nelle nostre vite, ma forse non tutti ne comprendono il valore intrinseco. Pensate che la musica possa aiutare le persone ad accettare il nostro ruolo reale nel mondo?

Credo assolutamente che la musica abbia la capacità di portare le persone ad apprezzare il mondo naturale. Ovviamente, l’ascoltatore deve avere una mente aperta e la giusta personalità. Questo è vero in particolare se si parla di giovani ascoltatori; la musica tende a essere di forte impatto e capace di cambiare la vita quando si è ancora giovani, dagli occhi aperti e non affaticati. Determinare quanto questa influenza possa portarci lontano è complesso, ma è chiaro come innumerevoli persone siano state esposte e attratte da satanismo, paganesimo e altre ideologie attraverso il metal estremo, quindi sono convinto che anche le filosofie ambientaliste possano trovare un punto d’appoggio nelle menti degli ascoltatori più propensi ad accoglierle.

All’interno della band condividete gusti musicali simili? Ho letto che qualcuno di voi ascolta Alasdair Roberts, che personalmente adoro. Seguite con interesse altri musicisti folk?

Ciascuno di noi ha i suoi gusti, ma ci sono molti punti di incontro. Quando eravamo ragazzini, ascoltavamo molto le band che ci hanno convertito al metal, come Opeth o classici black metal tipo Bathory, Emperor, Enslaved, Darkthrone, Ulver, Satyricon e altre scelte obbligatorie. Apprezziamo tutti la musica folk e a vari livelli, così come un’ampia gamma di rock (classic, indie, art-rock, punk rock…). Sono un grande fan di Alasdair Roberts e penso che altri miei compagni nella band lo apprezzino, senza esserne “fan” o seguirne la musica. Mi tengo sempre al passo con le sue uscite; ritengo sia brillante, come ce ne sono pochi, e assolutamente alieno alle regole del music business. Per quanto riguarda altri musicisti folk, ne seguo parecchi, sebbene alcuni siano meno tradizionali: John Fahey, Robbie Basho, Jack Rose, The Pentangle, Bert Jansch, The Incredible String Band, Nick Drake e molti altri.

Legandomi alla domanda precedente, mi chiedo come facciate confluire il folk tradizionale all’interno di strutture black metal. Nonostante questi stili siano diametralmente opposti, convivono perfettamente nelle vostre composizioni…

L’obiettivo è di avere gli elementi folk, rock e metal integrati gli uni gli altri nel prodotto finale. Desideriamo varietà,  quindi ce ne sarà molta, ma mai così tanta da apparire un insieme slegato o privo di coesione. Non c’è un approccio che utilizziamo sistematicamente per inserire gli elementi non metal nella nostra musica; a questo punto della nostra carriera è tutto piuttosto organico. Alcuni pezzi in apparenza hanno meno varietà e sono piuttosto heavy con chitarre distorte, mentre altri presentano una maggiore diversificazione e propendono verso una direzione più “soft”. È tutta una questione di cosa deve evocare la canzone e del nostro stato mentale al momento della sua stesura. La chiave di tutto sta nel trovare un legame tra i differenti stili, con la scelta degli arrangiamenti e dello spettro di suoni da prendere in considerazione, oltre a lavorare al fine di utilizzare nei momenti più appropriati tutti gli elementi aventi questa funzione.

Mi piace molto la copertina di Patterns In Mythology. Quali elementi desideravate fare emergere scegliendo questo dipinto? Potete dirci qualcosa sulle ragioni sottostanti la vostra scelta?

La copertina è un’opera di Winslow Homer, che ha vissuto e lavorato nella nostra città Scarborough, nel Maine, durante gli anni compresi tra il 1800 e gli inizi del 1900. Il quadro in oggetto si intitola “Sunlight on the Coast”. Desideravamo che l’album fosse rappresentato da una raffigurazione della nostra regione, così reperire Winslow Homer ha avuto senso a causa della sua presenza e influenza in quest’area dello Stato. È un dipinto stupendamente evocativo, che riprende l’umore della musica contenuta nell’album e della produzione effettuata da Colin Marston. Penso che la copertina faccia da collante tra gli elementi costitutivi dell’album. Non si tratta di un concept, quindi l’immagine scelta non si identifica con alcun elemento concettuale rinvenibile nella musica. La relazione tra questa copertina e la musica è viscerale, non cerebrale.

Vi sono molte persone che credono la musica non sia una parte importante delle nostre vite. In quale maniera ritenete che la musica che ascoltiamo ci influenzi? Lo vedete come qualcosa di positivo, oppure no?

Ci sono innumerevoli persone che non danno importanza alla musica. Non è una parte importante delle loro vite; i loro interessi probabilmente risiedono altrove. Va bene così. Altre persone nutrono un interesse occasionale verso la musica. Queste persone ascoltano le playlist, utilizzano esclusivamente piattaforme di streaming o forse ascoltano la radio in macchina durante le loro trasferte lavorative giornaliere. Anche questo va bene così, ma per coloro abbiano una forte connessione con la musica, vi è in essa qualcosa di intangibilmente potente e necessitano di ascoltare musica tutti i giorni e il più possibile. Rientro in questa categoria di persone. Se non ascolto abbastanza musica mi stresso; mi sento vuoto, come se mancasse qualcosa. Sento costantemente l’esigenza di scoprire nuovi artisti e vecchi album ancora da esplorare. La vita è fugace, quindi c’è una reale necessità di ascoltare più musica possibile. Ad ogni modo, non posso determinare con sicurezza se la musica abbia un effetto inequivocabilmente positivo o negativo, dipende dal singolo individuo. Se non dai importanza alla musica, allora non ascoltarla non avrà alcun effetto negativo sulla tua vita. Per tutti noi altri, la musica ci arricchisce e soddisfa profondamente, quindi non la cambierei con nulla.

Domando spesso ai musicisti di raccontare qualcosa inerente il loro Paese e le sue tradizioni. Quali sono i luoghi che amate di più nella vostra area? Pensate che la sua cultura possa trovare posto nella vostra musica o nel vostro approccio alla composizione?

Non percepiamo alcun legame particolare con la cultura americana. A livello sistemico c’è molto di sbagliato in questa nazione. Questo include l’attuale amministrazione, le vecchie amministrazioni e alcune problematiche su una scala minore (comunque molto ampia!) rispetto al livello federale. Il concetto dei confini, per esempio, è problematico. Ciononostante, abbiamo un certo orgoglio regionale che può essere circoscritto allo stato del Maine, ai nostri vicini del Canada e ad alcune aree del New England. Il Nord Est degli Stati Uniti è tremendamente bello e in una maniera unica. L’ambiente naturale è più robusto e resistente che nel drammatico Nord Ovest. Può essere brutalmente freddo e implacabile. È la nostra casa e siamo affezionati a quest’area anche solo per questo motivo. Nella nostra musica puoi udire molto dei luoghi da cui veniamo; è la conseguenza del vivere nello stesso posto per molti anni e scrivervi musica lungo un periodo di tempo molto esteso. Eppure no, non romanticizziamo i confini e non stringiamo forti rapporti di alleanza con persone e luoghi contenuti entro quei confini. Questo tipo di motivazione non trova spazio nelle nostre vite.

Vi ringrazio per il tempo speso per rispondere alle mie domande. Potete chiudere l’intervista come preferite, magari approfondendo qualche aspetto che le mie domande non hanno toccato…

Suppongo di non avere nulla da aggiungere. Ora che ci penso, non mi capita spesso di parlare liberamente della band. Cerco di non fingere che quello che ho da dire sulla band possa essere interessante per gli altri. Davvero grazie per l’intervista e per l’opportunità di affrontare altre tematiche. Le ho apprezzate molto ! Magari un giorno suoneremo dalle tue parti!