ESBEN AND THE WITCH, Nowhere

ESBEN AND THE WITCH, Nowhere

Esben And The Witch prende le mosse da una delle più note fiabe danesi e, proprio come accade spesso nei racconti del folklore scandinavo e non solo, unisce dolcezza e terrore all’interno di brani la cui impronta rock è stemperata dalla voce della cantante e bassista Rachel Davies. La band esiste da circa dieci anni e Nowhere è il suo quinto album. Forse è quello esteticamente più tetro, ma anche cullante nel suo alternare frangenti di chiara matrice rock (e talvolta tangenziali al metal inteso in senso ampio) a melodie struggenti che attingono in parte alle sonorità maggiormente umbratili degli anni Novanta, ma che sono così introverse da non poter essere assimilate a nulla. Le composizioni sono meno lunghe che in passato, eppure racchiudono una varietà di emozioni talvolta non riscontrabili all’interno di una sola canzone. Questo perché la sua musica viene dall’interno ed è davvero struggente, in una maniera talvolta enfatica eppure sincera. L’oscurità è stemperata dalle parole toccanti utilizzate all’interno dei testi (Love, we all want love / A deep, undying kind of love / So Sun, come rise, Fill my heart with light), che riescono a raggiungere il cuore anche quando narrano vere e proprie storie (He built a home in the side of a hill / A place where good men could hide away / Away from the havoc that other men wreak / In a cool, quiet cave that sits by the creek). Se si pensa al suo passato, Nowhere potrebbe essere considerato un disco di transizione da uno stile consolidato verso qualcosa di differente, ma tenendo conto che fino ad oggi il gruppo non ha (quasi) smesso di evolversi, forse è solo una delle tappe di un lungo tragitto…