ENTHRONED, Sovereigns

Enthroned

Se si parla di culto, si parla di Enthroned. Mai formazione black metal – se si eccettuano i Mayhem – ha attraversato nel corso della sua carriera ventennale così tante traversie, culminate nel 1997 col suicidio del batterista e membro fondatore Cerunnos.  Tuttavia il gruppo belga non si è perso d’animo, si è ricompattato nel corso degli anni con l’ingresso di nuovi innesti e il passaggio di Nornagest dalla chitarra al microfono. La formula compositiva, fortemente influenzata dal black metal scandinavo, con l’alternanza di marce imperiose e accelerazioni ferali, può apparire in alcuni passaggi incline al déjà-vu, ma il trademark del gruppo persiste distinguibile, coerente e privo di concessioni alla facile melodia. Sovereigns vive infatti di atmosfere gelide e caliginose, una discesa rapida in un ambiente oscuro pervaso da demoni malvagi. Eppure, a dispetto di tutto, si avverte ancora palpitare il cuore freddo di un gruppo che giunge al decimo album in studio, forse il più sofisticato ed estremo di sempre per soluzioni sonore adottate. Dopo la sulfurea intro di prammatica è la diretta “Sine Qua Non” che rompe gli indugi con un incedere mortifero, per poi velocizzarsi in una cavalcata forsennata e ricca di echi sinistri. Un riff disarmonico introduce la ritmata “Of Feathers And Flames”, traccia dilaniata da assoli impazziti e pervasa da vocalizzi lancinanti, cui fa da contraltare il mid-tempo declamatorio e abrasivo di “Lamp Of Invisible Lights”, dove un mantra malefico sembra evocare divinità dimenticate e sanguinarie. “Of Shrines And Sovereigns” fuoriesce dai canoni del black metal più oltranzista per la sua capacità di trasformarsi attraverso linee di un canto gregoriano intrise di un liquame nero e melmoso. Proseguendo l’ascolto, affiorano sensazioni malinconiche, spesso soffocate da uno screaming ferale, effettato e talvolta sovrainciso, ma consono all’atmosfera generale (come succede nella decadente “The Edge”). Se la serrata “Divine Coagulation” risulta molto efficace nella sua linearità e si articola in ritmi chitarristici diretti e privi di fronzoli, vero manifesto del nuovo corso degli Enthroned è la frenetica “Baal Al-Maut”, contraddistinta da un impressionante lavoro della sezione ritmica. Sulle note della finale “Nerxiarxin Mahathallah”, furiosa e adrenalinica, possiamo assaporare la riuscita di un album di qualità, privo di incertezze, solo in apparenza immediato, perché invece ricco di sfumature percepibili dopo ascolti ripetuti e attenti.

Tracklist

01. Anteloquium
02. Sine Qua Non
03. Of Feathers and Flames
04. Lamp of Invisible Lights
05. Of Shrines and Sovereigns
06. The Edge of Agony
07. Divine Coagulation
08. Baal Al-Maut
09. Nerxiarxin Mahathallah