ELEVATORS TO THE GRATEFUL SKY, Nude

ELEVATORS TO THE GRATEFUL SKY, Nude

The New Noise segue l’avventura degli Elevators To The Grateful Sky dal principio e non è senza un pizzico di curiosità che ci si approccia a Nude. Hanno lasciato trascorrere un ampio lasso di tempo dalla pubblicazione di Cape Yawn (2016) e ciò deve avere influito sulla resa dei nuovi brani, meno diretti che in passato e venati da influssi eterogenei. La veemenza degli albori ha ceduto a una ricerca espressiva che permette loro di spaziare dalla psichedelia onirica di “Addaura” al rock sbarazzino di “Beggars Can’t Be Choosers”, sempre partendo da un amalgama che trova la propria linfa vitale negli anni Novanta. Talvolta gettano lo sguardo indietro e allo stesso tempo oltre confine, per incamminarsi lungo sentieri inediti (“Night’s Out” ) e infine recuperare le proprie radici (“Flowerain”). L’album si rivela essere ricco di suggestioni differenti e mostra sfaccettature intime di una formazione che sa sorprendere anche quando si lascia guidare dall’istinto, raggiungendo altresì il proprio apice nella chiusura affidata allo strumentale dal retrogusto jazz rock “The Trembling Watermoon”. La volontà di ampliare lo spettro delle emozioni trasmesse è evidente e nonostante in alcuni brani (quelli centrali) si percepisca la necessità di mantenere un legame con i propri trascorsi, è innegabile quanto oramai si sia innescato un processo in grado di condurli lontano. In costante crescita.