EARTH ELECTRIC, Rune Eriksen

Rune Eriksen ne ha di cose da raccontare: il suo percorso è legato a Mayhem, Aura Noir, Ava Inferi, ai più recenti Earth Electric, solo per citarne alcuni, e ha saputo attraversare varie fasi evolutive della scena estrema. Proprio l’uscita del debutto degli Earth Electric ha fornito lo spunto per una chiacchierata a tutto tondo con un musicista che si è sottoposto di buon grado alle nostre domande e ha toccato temi molto differenti tra loro. Ne è uscito un quadro complesso che siamo certi non mancherà di solleticare la vostra curiosità.   

Un grazie al comune amico Francesco D’Armi che ha fatto da tramite per questa chiacchierata.
Cosa ci puoi raccontare dei tuoi inizi come musicista? Ricordi quando hai deciso di passare dal ruolo di mero ascoltatore a quello di parte attiva della scena metal?

Rune Eriksen: Abbastanza bene, è stato quando ero nella mia prima adolescenza. Ricordo che sono andato a trovare mia nonna, a pranzo le ho detto che il mio sogno più grande era diventare musicista e che era l’unica cosa che volessi fare. Ricordo che avevo dei pantaloni con disegnati alcuni logo di band metal (ride, ndr). Credo di essere stato sempre un ribelle. Ma, per me, è davvero difficile separare i due momenti passivo e attivo, perché entrambi fanno parte della stessa idea di stile di vita. Penso che dal primo momento in cui ho cominciato ad appassionarmi di musica e di hard rock, questo stile di vita sia diventato un obbiettivo da perseguire. Qualcosa a cui ero predestinato.

Se guardi indietro a tutte le band in cui hai militato, quali credi siano stati i momenti più importanti per te sia come musicista che come persona?

Be’, ci sono state parecchie band e quindi molti momenti importanti. La cosa buffa è che avrei dovuto essere attivo in molte più band di quante la gente sappia. Ho avuto parecchie richieste da altre formazioni norvegesi quindici/diciassette anni fa, per cui avrebbero potuto esserci più album con il mio nome sopra, anche se poi il destino ha deciso diversamente.

Per quanto concerne gli album, direi che il mio culmine è stato realizzare Grand Declaration Of War dei Mayhem, perché ha avuto una grande rilevanza al tempo. È vero che molti lo hanno odiato, ma moltissimi lo hanno amato e la popolarità che abbiamo ottenuto è stata immensa. Questo ha cambiato tantissime cose per me, ma direi per l’intera scena al tempo. Le cose non sono più state le stesse. Altri momenti di spicco includono The Merciless con gli Aura Noir, Onyx degli Ava Inferi e di recente il disco degli Earth Electric. Ovviamente, piccole cose se paragonate a Grand Declaration Of War, ma questo non conta molto per me, riguarda piuttosto la sensazione che provo quando ho superato un ostacolo, cosa che rappresenta per me comporre e registrare un album. Significa tirar fuori tutte le informazioni che hai dentro, incastrarle nel miglior modo possibile e raccordarle con quella che è la tua visione. È sempre un processo complicato, quindi, quando sei soddisfatto del risultato non c’è sensazione migliore. Ovvio, quando le cose non vanno come pianificato è l’opposto, ma l’emozione di aver superato te stesso e aver iniziato un nuovo capitolo è imbattibile.

Più di tutto direi però la possibilità di girare il mondo, incontrare nuove culture, incontrare tantissime persone che apprezzano il tuo lavoro e cose simili. C’è, infine, l’aspetto di veder riconosciuto quello che fai, Ordo Ad Chao ha vinto il Grammy in Norvegia e l’ho vissuto come appunto un gesto di riconoscimento anche del mio lavoro nella band. Da lì in poi il libro della mia vita ha avuto una nuova svolta e so che il meglio deve ancora venire.

Ti va di presentare gli Earth Electric ai nostri lettori? Cosa ti ha spinto a formare questo nuovo progetto e chi è con te nella band?

Earth Electric è semplicemente una band creata per amore della musica e, più in generale, per amore della vita e della natura. È basata sulle fondamenta dell’hard rock e dei suoni con cui sono cresciuto e ascoltavo. Sai, le band classiche come Deep Purple, Pink Floyd, Motörhead, Black Sabbath… Da quegli spunti gli Earth Electric, almeno credo, hanno costruito un po’ la propria nicchia con differenti input e umori, per lo più in sintonia con il vecchio rock e hard rock, ma anche con un pizzico di modernità. Dal punto di vista testuale, è tutto basato sul migliorare se stessi (attraverso la meditazione e l’introspezione), il vivere in sintonia con l’ambiente (come il curarsi con le erbe) e porsi domande su cosa accade nella mente delle persone. È un tributo alla natura e a tutti i frutti che ci offre. La Terra è viva, è elettrica. La ragione per cominciare questo nuovo progetto, credo, risiede nel bisogno di trovare un nuovo punto focale nella mia vita. C’è dell’altro oltre all’esplorare l’oscurità come ho fatto per la maggior parte del mio tempo. Ci sono moltissimi colori e sfumature e ritengo che la band rappresenti questo modo di pensare. Non mi sentirei completo senza avere una rock band, perché questo tipo di musica è appunto stata parte della mia vita sin dall’inizio, per cui era ora di muovermi verso questa direzione. Non dico di aver chiuso con il metal estremo, ma avevo bisogno anche di altri input. Con me ci sono Carmen Susana Simoes (Ava Inferi, Moonspell) alla voce, Ricardo Martins (Jibóia) batteria e percussioni, Alexandre Ribeiro (Grog) al basso. Io sono a chitarre ed effetti. Abbiamo trovato anche un nuovo tastierista, João Dacosta (Remexido).

C’è un filo comune che lega le tue varie band o le vedi piuttosto come aspetti separati della tua visione artistica?

Assolutamente separati. Sono mattoni della mia visione/personalità necessari per sentirmi completo come artista/persona.

Samuele Lepore: Per quanto ne so, sei vegan ed è sicuramente qualcosa che influenza la tua vita e la tua visione artistica in molti modi. Pensi che questo possa avere una relazione con le storie che racconti attraverso le tue canzoni? Anche io sono vegan e penso spesso alla relazione tra uomo e natura circostante. Qual è il nostro ruolo sulla Terra, secondo la tua opinione?  

Sì, sicuramente. Intendo dire, la musica è canalizzata e composta dal modo in cui siamo impostati mentalmente, carica della nostra “essenza”, dalla nostra visione del mondo… quindi in questo senso credo che tutte le nostre scelte di vita e le cose che apprezziamo influenzino il modo in cui viene fuori la musica. Questo è essenzialmente anche ciò che amo della musica, è un linguaggio o una modalità espressiva forse simile a quella dei sogni. Con un po’ di intuizione possiamo essere in grado di dire e rivelare molto della persona da cui si è originata. A volte a un livello inquietante (ride, ndr). Va detto però dell’altro: non penso che creiamo tutta la “musica” in autonomia, piuttosto attingiamo a un flusso che ci permette di tirarla fuori. Tutto dipende da quanto è profonda o significativa la musica che sentiamo. Il rapporto tra l’uomo e la natura è un’area complessa. Devo ammettere che la mia idea a riguardo è mutata nel corso degli anni e la vedo come una cosa positiva. Nulla deve ristagnare. La maggior parte di noi non conosce davvero l’importanza della nostra esistenza, suppongo, ma sento che siamo qui per migliorare. Per accettare, crescere ed essere pronti per il livello successivo, che richiede il meglio di noi. La relazione tra uomo, animali e natura è complicata, ma vedo l’insieme delle diversità sempre più come “il significato di divenire illuminati”. Detesto l’abuso abominevole e non necessario degli animali (e della natura), che a sua volta emana vibrazioni negative e ci allontana dalla nostra stessa guarigione. Il cibo che otteniamo nella nostra società industrializzata è di seconda mano, perché quello di prima mano possono permetterselo in pochissimi. Un po’ come la famosa frase “se i macelli avessero le pareti di vetro, nessuno mangerebbe carne”, o qualcosa di questo tipo. Quello che voglio dire è che la maggior parte di noi è molto distante dal proprio centro, dalla propria essenza e si focalizza esclusivamente sulle cose mondane e sul proprio interesse. Personalmente ho iniziato a osservare e comportarmi in maniera simbolica e ad agire secondo l’idea che ciascuno di noi e tutte le cose siano connessi, cercando di trattare tutto e tutti con eguale rispetto. Rinunciando all’ego, dove possibile. Nel mondo del business, dove a ogni angolo c’è un secondo fine, è complicato, per arrivarci bisogna fare sacrifici. La strada è lunga e impervia. Devo inoltre affermare che non seguiamo tutti il medesimo sentiero spirituale e neppure la stessa linea evolutiva, quindi forzare le ideologie di qualcuno sarebbe da stolti.

Vol.1: Solar è un album molto organico ed emana vibrazioni ispirate dalla natura. Quale è il concept principale che si cela dietro al tutto, se ve ne è uno? 

Come ho detto prima, è tutto dedicato alla crescita di se stessi. È tutto parte del superamento dei propri ostacoli. Una qualche forma di alchimia. Per me è decisamente una sfida, in quanto ho lavorato profondamente con il black metal e con la musica oscura ed estrema durante tutta la mia vita, quindi con questa band è avvenuto come uno spostamento del fulcro. Cercare di costruire qualcosa invece di strapparlo (come ovvio sto parlando simbolicamente). Un’altra cosa, come ho affermato prima, ha a che fare con il rispettare Madre Natura e le energie che governano il nostro mondo. Poi, certo, vi è la dedizione e ammirazione per tutte le grandi rock band che abbiamo avuto la fortuna di ascoltare negli anni. È un omaggio che guarda al futuro e non un atto retroattivo. Questa è una cosa che non posso sopportare, il Mondo deve guardare avanti, anche se non ci vedo nulla di male nell’usare i grandi del passato come fondamenta per costruire il futuro. Usare le basi per progredire.

Hai già deciso il titolo e il soggetto di Volume II? Esiste un sentiero che desideri seguire tramite gli album degli Earth Electric?

Sì, i preparativi hanno già avuto inizio, ma in modo lento. Desideriamo focalizzarci maggiormente sugli aspetti che percepiamo avere funzionato meglio su Vol. I: Solar e andare avanti. Il prossimo album sarà caratterizzato da tempi leggermente più sostenuti e forse un po’ meno progressivo, ma con una maggiore enfasi sulla psichedelia. È comunque ancora tutto da vedere, non vi è ancora nessuna canzone completa e ci sono solo alcuni riff nella mia cartella Cubase. Suppongo inizieremo ufficialmente le sessioni a febbraio 2018.

Anche la grafica può essere considerata quale un valore aggiunto all’album, non appare come la classica copertina, bensì possiede una forte impronta pittorica. Chi ne è il responsabile e quale è l’idea ad essa sottostante?

La splendida copertina è stata realizzata dal super designer Costin Chioreanu, che è anche un mio stretto amico. Ogni volta che sto per realizzare della nuova musica finiamo spesso per condividere idee e discutere in profondità di ciò che riguarda il soggetto, quindi è stato naturale coinvolgerlo in questo progetto. Capisce perfettamente ciò che esprimo e per me è essenziale potere avere questa connessione con gli artisti che desiderano partecipare alla realizzazione dei miei dischi. A mio giudizio, la copertina incarna il contenuto lirico e spirituale dell’album, la terra elettrica e le potenze della vita.

La musica mostra una evidente struttura hard-rock, ma è in grado di incorporare differenti linguaggi che spaziano dal metal alla psichedelia, dallo space-rock alle colonne sonore anni Settanta. Che cosa ti ha ispirato nella creazione dell’album, pensavi ad uno stato d’animo o ad una sensazione specifica prima di iniziare a scrivere Vol. I: Solar?

Naturalmente avevo una visione chiara di ciò che desideravo realizzare, ma non potevo compromettere nulla riguardo al processo di scrittura, quindi suppongo che questa sia una delle ragioni per cui l’album è dotato di differenti aspetti e spunti musicali. Raccoglie buone idee distribuite lungo un vasto periodo di tempo, in quanto alcune delle canzoni erano già state scritte nel 2014/2015. Ho bisogno di seguire la mia ispirazione e di andare sin dove mi porta, cercando di tirare fuori il meglio dalle idee che ne derivano. Ma sì, la linea guida di base doveva essere “Rock” e ho cercato di creare qualcosa che potesse essere tradotto bene anche in sede live. Credo che il prossimo album sarà un filo più diretto. Pensa alle parti migliori e più prolifiche e trasferiscile in Vol. 2. Credo molto in questa band, vi è un incredibile affiatamento e sono molto eccitato per il secondo album. Penso che da qui in poi saremo una forza di cui tenere conto.

Samuele Lepore: All’Università ho studiato lingua, storia e letteratura portoghese. Ricordo che il mio insegnante di letteratura parlava spesso del concetto di saudade, dicendo che costituisce una parte importante della cultura portoghese. Come ti senti ad essere a contatto con una cultura differente dalla tua e quali sono gli aspetti che apprezzi maggiormente del Portogallo? C’è qualcosa che ti ispira profondamente?

Mi sento davvero bene in Portogallo, nonostante le ovvie differenze con ciò a cui ero abituato in Scandinavia. È strano, perché non mi manca più la Norvegia, qualcosa lì sembra essere distante da me in questo periodo, così tendo ad apprezzare maggiormente il Sud e l’Ovest dell’Europa. Una pulsione verso le aree mediterranee. Non fraintendermi, nutro un’enorme ammirazione e amore per il mio retaggio nordico e per la cultura norvegese, ma bisogna andare più in profondità e alla sorgente. Suppongo che un mese sulle montagne, circondato dalla natura maestosa e dal silenzio, richiamerebbe la mia essenza ed è senza dubbio qualcosa che tengo a mente sulla lista delle esperienze che dovrei fare tra i miei viaggi frenetici. Ciò che ammiro di più del Portogallo e dalla sua cultura è il più sciolto stile di vita, ma anche – ironicamente – un approccio maggiormente rigoroso alla propria eredità culturale. Nutro un enorme rispetto e subisco il fascino della storia e delle radici culturali di questo Paese, qualcosa nel quale ho da sempre sentito naturale inserirmi. A parte questo, il Portogallo è bellissimo, pieno di gioielli e luoghi magici, abitati da persone con un grande cuore e un mondo fatto di credenze. Oh, il clima… perfetto per un norvegese che sta invecchiando…

Presenterete l’album dal vivo? Esiste qualche possibilità di vedervi dal vivo anche in Italia?

Sì, stiamo lavorando sulle date proprio mentre parliamo. Ora ci appoggiamo a un’agenzia con base in Germania e stiamo programmando molti concerti per il futuro. Sarebbe stupendo suonare in Italia, in quanto credo che il nostro tipo di rock andrebbe a genio alle persone italiane, se consideri la fantastica tradizione di band prog che ha l’Italia. Mi sentirei come a casa, nel suonare da voi.

Cosa puoi dirci a riguardo della tua agenda? Quali sono le altre band con le quali sei coinvolto attualmente e quali sono i tuoi piani per i prossimi mesi?

Ho tre band al momento: Earth Electric, Aura Noir e un progetto di metal estremo in divenire. Con quest’ultimo ho già un contratto firmato, ma per ora non posso rivelare nessun dettaglio. Resterà un segreto dell’etichetta sino a che tutto non sarà completato. Lo studio è stato prenotato per la fine dell’anno, quindi presumibilmente potrò rivelare qualcosa a partire dal prossimo marzo. Naturalmente ho anche Twilight Of The Gods, ma questa band è davvero ferma e non siamo certi di tornare a registrare o suonare dal vivo. Quindi, fondamentalmente, la mia agenda è davvero piena al momento, probabilmente non avrò nessun giorno libero sino all’anno prossimo. Questo però è il modo in cui amo vivere, nato come musicista e amante di ogni sfaccettatura di questa vita, nella maniera più umile possibile.

Recentemente hai suonato al Frantic Fest con gli Aura Noir. Vorresti condividere con noi alcune impressioni di questa esperienza? C’è qualcosa di programmato per un futuro studio album degli Aura Noir o continuerete semplicemente come live band?

Sì, abbiamo trascorso dei bei momenti suonando a Pescara. Alcuni amici sono venuti e si è creata una buona atmosfera, con una crew in gamba e disponibile. Il giorno prima del concerto avevo un giorno libero e ho avuto modo di visitare alcuni luoghi nei dintorni, mangiando e bevendo roba ottima, dunque è stata senz’altro un’esperienza positiva. In verità c’è già molto di programmato per gli Aura Noir; abbiamo appena completato le registrazioni e il missaggio del nuovo album, che verrà pubblicato da Indie Records verso marzo e abbiamo in vista alcuni concerti, in particolare un tour negli USA alla fine di ottobre. Dunque, stanno succedendo molto cose e prevedo un 2018 un po’ più attivo.

Grazie e mille per il tuo tempo, sentiti libero di concludere l’intervista come preferisci.

Davvero grazie per l’intervista, l’ho molto apprezzata. Ciao!