DUNCAN EVANS, Prayers For An Absentee

Duncan Evans

Qualcuno conoscerà Duncan Evans per i suoi trascorsi tra le fila degli A Forest Of Stars, dove compariva con lo pseudonimo Henry Hyde Bronsdon. Nel mentre, aveva dato inizio a una carriera solista che lo avrebbe portato a incidere l’album Lodestone (2013), suonando in festival rinomati come il Roadburn e di supporto agli Empyrium.

In Prayers For An Absentee si ritrova alle prese con un folk cantautorale e psichedelico. Il suono cui ricorre non è particolarmente oscuro e nonostante i brani siano perlopiù lenti, spesso un filo di speranza li attraversa trasversalmente, sia dal punto di vista testuale, sia per quanto riguarda il gusto compositivo. Talvolta fa capolino una vena evocativa che riporta alla mente i primi Marillion e in effetti vi sono non poche dissonanze che donano all’insieme un tocco progressivo. L’approccio vocale è preciso e (si può immaginare) volutamente naif nel suo esprimere le emozioni in modo diretto e passionale. Si denota la sovrapposizione di loop e campionamenti a quella che è la materia di base, con chitarre acustiche destinate a scomparire, sovrastate da quei frangenti in cui il suono diviene impenetrabile. Ascoltando con attenzione le canzoni sarà facile riconoscere anche alcune parti di derivazione estrema, limitatamente all’atmosfera e comunque ben inserite in un più ampio discorso che sottende il più delle volte a cullare l’ascoltatore.