DROWN, Subaqueous

DROWN, Subaqueous

Si era parlato di Markov Soroka per la ristampa di Tchornobog e ora riemerge inaspettato con un album che indugia su ritmiche rarefatte e linee vocali laceranti. Laddove Tchornobog si manteneva sospeso tra black e death, infiltrandosi di tanto in tanto in territori doom, qui a una materia base funeral evocativa e stratificata si affiancano melodie oblique che richiamano davvero mondi altri e la fluidità propria dell’acqua. Subaqueous è suddiviso in due brani (“Mother Cetacean” e “Father Subaqueous”) tematicamente legati tra loro e in cui viene a crearsi una tensione controbilanciata da suoni acquatici e nostalgici fraseggi di chitarra. Questa comunicazione su più livelli (memore degli Esoteric) si riversa anche nei testi, che riprendono il discorso interrotto con Unsleep (in origine pubblicato nel 2014 a nome Slow e ristampato nel 2019 come debutto di Drown). In effetti la stessa “Mother Cetacean” era già apparsa in formato digitale durante il 2017 e si delinea come “Drowned VI” (mentre “Father Subaqueous” come “Drowned VII”). I suoni adottati suggeriscono l’idea di qualcosa che provenga dagli abissi e vi è un incedere tale da rendere i due episodi capitoli di una narrazione in divenire. Alcuni elementi (quali le orchestrazioni in sottofondo) tornano ciclicamente donando uniformità a Subaqueous e si dissolvono in corrispondenza delle frazioni più oscure. Nel complesso si tratta di un album che, pur essendo strutturalmente ascrivibile al funeral, a livello emotivo attinge da un più ampio spettro emozionale, insinuandosi nella memoria come quei ricordi lontani che affiorano durante i momenti di quiete.