DIMMU BORGIR, Eonian

Questo è un gruppo enorme, importantissimo e con almeno un disco passato alla storia, che sopravvive da decenni quando invece tutti si sciolgono al secondo/terzo album. Non è detto però che proseguire sia sempre un bene, dato che a volte è più lucido chi esce di scena nel momento in cui capisce di aver esaurito un filone, penso agli Emperor o agli Isis. Tra l’altro, una volta sviluppato un suono, sembra piuttosto difficile portarlo avanti a lungo, mantenendolo fresco: a pochi è perdonata la ripetitività, pochissimi vengono considerati geni e innovativi per sempre (ultimamente, in tutt’altro genere, succede agli Autechre, sui quali in questi giorni si possono leggere vere e proprie agiografie).

I Dimmu Borgir degli ultimi anni sono il corrispondente metal della WWE (World Wrestling Entertainment), non solo perché si vestono come Undertaker. In molti non capiscono perché uno debba guardare un incontro recitato, così come tanti non vedono il senso di ascoltare questo gruppo: non riescono a ridere quando Shawn Michaels cade o vola dal palo del ring sul tavolo dei commentatori. Io sì. Esattamente come ogni tanto mi diverte il Barnum di doppie casse e Carmina Burana messo su da questi signori, che ormai si esibiscono part-time (l’ultimo disco prima di questo è datato 2010) allo stesso modo dei wrestler vecchi, perché in entrambi i casi le energie forse mancano e perché magari non riescono più a fare certe cose.

I Dimmu Borgir del 2018 hanno rimpiazzato quasi del tutto il loro cantante con un coro identico a quello che si sente nella sigla della Champions League. Vista la storia leggibilissima del loro sound (va bene “dal black metal all’orchestra”?), chiunque decide di comprare un loro disco sa che ascolterà voci pulite e teatrali com’era quella di Simen Hestnæs (Borknagar, Arcturus), defenestrato qualche album fa, quindi in teoria non ci sarebbe nulla di cui stupirsi. Una mezza sostituzione come questa, però, riflette la smania insensata di essere sempre, perennemente epici e sopra le righe, come se non fosse palese che a colpi di acuti e solennità varie si crea solo assuefazione e dunque l’effetto opposto a quello voluto, perché un film con un colpo di scena al minuto diventa paradossalmente un film senza colpi di scena. Magari a livello inconscio, il gruppo crede di non essere adeguato alla musica che intende fare: anche quando ha in mano un riff buono, lo lascia morire troppo presto (non lo considera valido? Non lo considera importante nell’economia attuale del suo sound?) e manda avanti suonatori e cantori, synthetici o reali che siano. Qualcuno ribatterà che questa critica (in origine qualcosa del tipo “i riff sono subordinati alle tastiere”) accompagna la band sin dai primi successi commerciali di una ventina d’anni fa: è vero, ma basta mettere su Spiritual Black Dimensions e poi Eonian per accorgersi che da un lato un problema una volta solo latente oggi tiene banco, dall’altro la legittima trasformazione in qualcosa d’altro ha portato a qualcosa di prevedibile e non divertente come potrebbe essere.

I tre Dimmu Borgir storici* sono diventati registi di un lavoro realizzabile e performabile solo con una marea di collaboratori (batteristi, bassisti, tastieristi, musicisti classici ed elettronici, coristi…). Fin qui tutto bene: nessuno è davvero autonomo, dalle popstar fino a Scott Walker e David Sylvian, passando per Ulver e Sunn O))). Alcuni di questi musicisti, però, si prendono dei rischi e chiamano chi li può aiutare a esplorare nuovi territori, mentre i Dimmu sembrano non riuscire più a togliersi il costume indossato tanti anni fa, quando hanno provato a vedere com’era realizzare colonne sonore per film di supereroi.

(*) Stian Tomt Thoresen (voce), Sven Atle Kopperud (chitarra), Thomas Rune Andersen Orre (chitarra, fu preso nel 1998, aveva già fondato gli Old Man’s Child).

Tracklist

01. The Unveiling
02. Interdimensional Summit
03. Ætheric
04. Council of Wolves and Snakes
05. The Empyrean Phoenix
06. Lightbringer
07. I Am Sovereign
08. Archaic Correspondence
09. Alpha Aeon Omega
10. Rite Of Passage