DAVID GRAY, Gold In A Brass Age

Ispirandosi a un racconto di Raymond Carver, il cantautore inglese David Gray, salito alla ribalta ormai molti anni fa con White Ladder, intitola il nuovo album Gold In A Brass Age e lo riempie di episodi caratterizzati da atmosfere soffuse. La chiave di lettura di questo undicesimo lavoro passa attraverso la delicatezza mostrata nei suoi primi vagiti degli anni Novanta, filtrandola con tentazioni pop ormai irrinunciabili. Anche se è mosso da un approccio atavico alla materia, Gray ricorre a un sostrato elettronico sovente (ma non sempre) minimalista, che lo rende appetibile a coloro ricerchino atmosfere abbastanza intime da toccare nel profondo ma che non necessariamente impongano il confronto con le proprie nude emozioni. C’è dunque una costante ricerca di melodie malinconiche che possano sedimentarsi appena sotto la superficie. La controparte testuale conferma questa sensazione di apparente leggerezza e, se analizzata con maggiore attenzione, lascia emergere la confidenza con cui il musicista guarda intorno a sé (Years like tiny drops of rain / On a glassy lake / Leaving nought but circles / In their wake / …) pur esprimendo concetti in apparenza semplici (Every moment I got / How much it means / Every minute I got / Every beat of my heart / How much it means) e comprendendo infine la valenza comunicativa delle sue stesse canzoni (Songs that push through the dirt / Ploughing these roads into fields / Sounding the notes of the words / Till everything fills with distance).

Attraversato da una maturità non del tutto aliena alla produzione passata, Gold In A Brass Age arriva dritto al cuore anche nei suoi (rari) momenti di ombra.

Tracklist

01. The Sapling
02. Gold In A Brass Age
03. Furthering
04. Ridiculous Heart
05. It’s Late
06. A Tight Ship
07. Watching The Waves
08. Hall Of Mirrors
09. If 8 Were 9
10. Hurricane Season
11. Mallory