CRIMSON MOON, Mors Vincit Omnia

CRIMSON MOON, Mors Vincit Omnia

Mors Vincit Omnia è il quarto album prodotto dai Crimson Moon in oltre vent’anni di attività e viene pubblicato  da una formazione in parte rimaneggiata, in cui compare per la prima volta il batterista Blastum (Grist, Merrimack…). Gli altri musicisti coinvolti nel processo di realizzazione del disco sono i medesimi del predecessore Oneironaut (2016) e le registrazioni hanno avuto luogo tra Germania e Francia. Quello che era nato in California come progetto solista di Scorpios Androctonus (due demo nel 1994 e 1995 e l’album To Embrace The Vampyric Blood nel 1996) è ora una vera e propria band e lo si può percepire ascoltando il disco. Nel black metal dalle inflessioni sinfoniche e corali dei Crimson Moon (la memoria va verso la seconda metà degli anni Novanta) si ritrovano le atmosfere morbose della scena norvegese e davvero poco di quella americana da cui la band ha avuto origine. Il legame con gli Stati Uniti deriva più che altro da alcune delle collaborazioni, nello specifico quelle con Proscriptor degli Absu e Ixithra dei Demoncy (solo per completezza menzioniamo anche quelle europee con Lord Angelslayer degli Archgoat e Phaesphoros dei Kawir). La produzione è cristallina e allo stesso tempo sufficientemente polverosa, in particolare nelle parti in cui elementi musicali che sembrano mutuati dalla tradizione religiosa lasciano che a prevalere sia la malvagità espressa da linee vocali talvolta sussurrate. Si è raggiunto un ottimo equilibrio tra la nostalgia di un’epoca che si è persa tra le nebbie del tempo e la necessità di mantenere un legame con il presente, senza per questo dissolvere la propria anima nera in un amalgama edulcorato. Queste due istanze convivono e si intersecano, offrendo altresì spazio a incursioni strumentali che denotano un gusto compositivo raffinato. Il lavoro svolto dalla sezione ritmica ricopre un ruolo di primo piano nell’alternarsi ai movimenti derivati dalla musica classica, che pur essendo molto presenti, non vanno ad oscurare le parti di chitarra. Ne risulta un album che si colloca in un non-luogo sospeso tra “l’ortodossia” e le innumerevoli derive che negli anni hanno intaccato la purezza del black metal. Nel ripercorrere sentieri esplorati in passato, vi aggiunge elementi forse non inediti eppure ben inseriti nel contesto.