CRAIG FINN, I Need A New War

Con I Need A New War, Craig Finn realizza il suo quarto album solista. Sono solamente due gli anni che lo separano dal precedente We All Want The Same Things e, considerando la mera evoluzione dell’approccio compositivo del cantante e chitarrista degli Hold Steady, si tratta di un lasso di tempo davvero insignificante. Ancora di più se si tiene conto che – al momento della nuova pubblicazione – il suo ultimo lavoro stava ancora sul giradischi di casa, rivelando a ogni ascolto nuove sfumature espressive. Prima – escludendo i primi passi compiuti come No Pun Intended e Lifter Puller – c’erano stati Clear Heart Full Eyes (2012), il primo esperimento artistico lontano dalla band madre, ancora un po’ legato all’indie rock di Boys And Girls In America (2006), e Faith In The Future (2015), cioè l’inizio di un progressivo allontanamento da quelle sensazioni.

In questo nuovo disco il musicista americano intraprende una graduale esplorazione di atmosfere intime e almeno in parte minimaliste. Le note intessute dagli strumenti che lo accompagnano (sassofono, clarinetto, trombone, mandolino, armonica…) sono sempre presenti, eppure le storie narrate assumono un ruolo centrale e si rivelano essere sufficienti a donare spessore ai brani. Rispetto al recente passato, qui (ri)trovano spazio episodi rock (“Something To Hope For”, “Anne Marie & Shane”), ma è ancora una volta il contenuto a rendere speciale quanto offerto all’ascoltatore. Basta osservare le foto che accompagnano l’album per rendersi conto di quanto Craig Finn sia intrinsecamente legato ai piccoli gesti di tutti i giorni e quindi in modo indiretto a quelle sensazioni che ritroviamo dentro noi solo dopo averle provate (inconsapevolmente) decine di volte. Frasi in apparenza insignificanti, dietro cui si celano quesiti (e risposte) indispensabili per andare avanti con la propria vita (I was waiting for a package / I was hoping something happens) e riflessioni personali che potrebbe fare chiunque, perché riguardano tutti noi (Sometimes it feels like these buildings / they keep me in shadows. / Sometimes it seems like they’re whispering something / that hurts.), emozionando.