Cold Mourning

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Ci sono band che raggiungono il traguardo del debutto su lunga distanza dopo anni trascorsi nell’underground e lì rimangono per sempre, appannaggio di pochi seguaci. È il caso dei Cold Mourning, la cui effimera notorietà è dovuta alla presenza del chitarrista solista Angelo Tringali tra le fila degli Slough Feg. La loro storia ha inizio nel 1989, ma non incideranno nulla di ufficiale sino al 1995, anno di pubblicazione del demo Looking Forward To Reason. Successivamente daranno alle stampe un altro demo, in apparenza di due soli brani (“Boggy Creek” e “Frostbit”), ma disponibile anche in una versione che ne racchiude sette, e un paio di split 7” condivisi con While Heaven Wept e Twisted Tower Dire. Nel 1998 vedrà la luce anche un ep cui parteciperanno gli olandesi Officium Triste, con sopra due episodi parte delle sessioni di registrazione del 1996. Sarà nel 2000 che Game Two Records di Conan Hultgren (Iron Kind, Deer Creek) pubblicherà Lower Than Low, contenente “Losing My Shadow” e la malinconica “Iceland”.

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Il loro è uno stile aggressivo, sorretto dal lavoro svolto dal chitarrista ritmico e cantante Mat Bilac, nel cui approccio allo strumento sono rinvenibili echi dei Death Row. Le composizioni sono ossessive e possiedono alcune sfumature psichedeliche nella stessa misura dei primi Saint Vitus, ai quali si avvicinano anche dal punto di vista dei testi (Sun don’t shine on my mood today / Nowhere to go nothing left to run / Memory’s outlast bitter taste of pain / Some days I wonder… Why we’re alive). La straniante melodia di “ST-321” è funzionale a introdurre “Seductive Embrace” (il cui groove stempera l’impenetrabilità delle tracce precedenti), che si evolve in una fuga strumentale impreziosita da un assolo di chitarra evocativo. Qui ci sono spunti sufficienti per parlare di contorni progressivi, in effetti presenti in alcuni album cardine pubblicati durante gli anni in cui la formazione californiana stava perfezionando la propria formula, basti pensare a Balance Of Power degli Unorthodox (1994), contraddistinto dalla raggiunta alchimia tra le parti che costituiscono l’ossatura di “Great Bison”, con cui i Cold Mourning mostrano di possedere un background che attinge anche dall’hardcore. Non a caso Lower Than Low contiene la cover di “Possibility Of Life Destruction” dei Discharge e “Monumental Desolation”, il cui messaggio (Into darkness / The nothing world / I will walk forever) viene espresso in modo conciso, facendo propria una mai celata ruvidità nelle linee vocali. La medesima rinvenibile tra le note di Colder Than Thou, antologia pubblicata in vinile da Buried By Time And Dust che raccoglie tutto il materiale tratto dai demo e dagli split, divenuti di difficile reperibilità. La scarna veste grafica fa da ideale contorno alla durezza di “Fall Of Life” (Standing alone edge of the cliff / Jumping into reality / No one here me and my ways / Am I left behind you / To come as far as I have gone / Live my life so incomplete / The cliff stands tall far and high / Suffer til the day I die) e degli inediti (“Jotun”, ”The One Who Sleeps”, …), nei quali è palpabile il sudore versato dal bassista Bruce Blankenship e dal batterista Brad Burchell, in seguito sostituito da Anthony. Sarà allora che il gruppo riuscirà a sintetizzare i molteplici elementi confluiti in “Catacomb”, rendendosi autore di versi crudi (Cold darkness blackened world / Wicked crack in holy stone / Nothing in this grave of mine / Soon death knows where you hide / Feel it’s darkness from inside) e riarrangiando le vecchie composizioni. Le registrazioni di Lower Than Low avverranno lungo un arco di tempo di quasi due anni e si concluderanno nel luglio 2000, lasciando ai posteri un cd essenziale per chiunque desideri avvicinarsi alla musica del destino.