CLOAKROOM, Time Well

I tre operai dell’Indiana, come si autodefiniscono i membri dei Cloakroom, dopo un paio di ep e il full length del 2015 Further Out, uscito per Run For Cover Records (col quale hanno catturato l’attenzione della Relapse Records), riversano le rispettive frustrazioni nel loro ultimo lavoro, Time Well. Lo fanno plasmando atmosfere decadenti di matrice shoegaze, che concorrono a ingentilire “Gone But Not Entirely” e i brani seguenti. Nonostante l’impianto del loro sound sia essenzialmente (post) rock, vi sono spesso inflessioni pop che lo attraversano trasversalmente, relegando la concretezza dei frangenti heavy a una funzione quasi accessoria. “Concrete Gallery” è esemplare di una certa tendenza: quella di far ruotare attorno alle linee melodiche la struttura delle tracce proposte, dilatandola a piacimento e permettendole di emergere ricorrendo a soluzioni vocali dal retrogusto intimista. Capita che in alcuni passaggi il suono si ispessisca (“Seedless Star”), ma di solito ciò avviene per introdurre il tema principale della canzone in questione.

All’interno del disco prevalgono dolci ballate crepuscolari (“The Sun Won’t Let Us Go”), nelle quali è possibile apprezzare la raffinata esecuzione da parte di Brian Busch, Doyle Martin e Robert Merkoff. I Cloakroom si presentano in maniera semplice ed è anche grazie alla linearità delle loro composizioni che riescono a raggiungere il cuore dell’ascoltatore.