CHRISTIAN MISTRESS, Possession

Christian Mistress

Olympia, Washington. Alcuni loschi figuri dall’animo nostalgico decidono di riproporre le gesta delle prime band heavy metal. Nonostante siano passati oltre trent’anni da quel periodo di fermento che vide cambiare la scena musicale inglese e che prende il nome di NWOBHM, i Christian Mistress ne traggono ispirazione per comporre un pugno di canzoni e dare alle stampe Possession. E lo fanno in maniera così devota da riuscire a ricreare quel suono un po’ approssimativo, ma ricco di fascino, in grado di accendere gli animi di coloro seguono con passione questo genere di musica. Un tratto caratteristico della loro proposta è la presenza della voce femminile e di arrangiamenti dotati di un certo flavour proto-doom. Qui sta il passo in avanti compiuto rispetto a quanto usciva dai solchi del debutto Agony & Opium, compatto e aggressivo, ma un in alcuni momenti prevedibile. In Possession, inoltre, c’è un approccio hard rock che riporta alla mente l’energia sprigionata dai White Noise di Different e da altre oscure entità attive a cavallo degli anni Settanta e Ottanta. A mancare, però, è una componente che possa rendere davvero speciali i brani proposti. Non che “Over & Over” sia poco godibile, ma fatica a rimanere impressa nella memoria. Pur nella sua orecchiabilità, anche “Conviction” stenta a lasciare il segno, ma dopo la riuscita “Possession” il disco prende una piega diversa, acquisendo maggior spessore. “There Is Nowhere” è introdotta da una lunga sezione acustica che esplode in un brano tipicamente heavy metal, mentre l’apice viene raggiunto in occasione dell’orecchiabile “Haunted Hunted”: memorabile il riff portante, maggiormente incisive le vocals di Christine Davis. Il punto di forza di Possession è da ricercarsi nel suo restare costantemente sospeso fra due generi musicali imparentati ma non complementari, mentre il limite ovvio è costituito da una lieve ripetitività che ne impedisce una più agevole fruizione. Si tratta comunque di un album sincero, che tenta di prendere le distanze dal suono che va per la maggiore in questi ultimi anni, facendosi ascoltare senza cedere a particolari cali di ispirazione.