BATTLEROAR, Codex Epicus

I Battleroar sono una formazione greca attiva dai primi anni Duemila, cui si deve il merito di avere plasmato un certo tipo di sonorità evocative in un periodo in cui insieme a loro c’erano (quasi) soltanto DoomSword e Ironsword. Da allora hanno realizzato una manciata di album che li ha visti evolversi lentamente verso uno stile sempre più solenne e strutturato, abbandonando almeno in parte i toni aggressivi che avrebbero potuto avvicinarli agli Omen (coi quali hanno condiviso un 7” nel 2017) o ai Sacred Steel, il cui cantante Gerrit Mutz li accompagna già dai tempi di Blood Of Legends (2014).

Codex Epicus contiene brani tendenzialmente cadenzati, cui non mancano assoli dal retrogusto malinconico e un ospite d’onore come Mark Shelton (Manilla Road) su “Sword Of The Flame”. Rispetto ai loro esordi, pongono maggiore attenzione ai cori e plasmano episodi all’interno dei quali si denota la raggiunta sintesi tra impatto e atmosfera. La produzione è pressoché perfetta e contribuisce a mettere in risalto il suono delle chitarre e la resa del lavoro svolto dalla sezione ritmica. La batteria ne esce lievemente compressa, ma nonostante ciò risulta essere potente e precisa. Nonostante chi scrive avrebbe preferito un po’ più ritmiche serrate, è indubbio che questo sia un album maturo e suonato splendidamente.